Visualizzazione post con etichetta Economia Aziendale: le aree funzionali dell'azienda industriale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Economia Aziendale: le aree funzionali dell'azienda industriale. Mostra tutti i post

17/01/10

L'amministrazione ed il controllo di gestione: controllo budgetario e l'analisi degli scostamenti

Il controllo budgetario è un'analisi sotto forma di confronto tra budget e consuntivi, con la misurazione degli eventuali scostamenti, risalendo ai motivi per cui essi si sono verificati ed informando i manager.

Lo strumento che si utilizza si chiama appunto "analisi degli scostamenti", e riguarda principalmente i costi e i ricavi, ovvero l'aspetto economico della gestione aziendale.
Essa è costituita da una scomposizione contabile di ciascun ricavo e costo in scostamenti elementari, ed una interpretazione elementare di essi, che possa rilevarne le ragioni e i responsabili.

I ricavi di vendita posso essere scomposti in scostamenti dovuti alla quantità venduta e al prezzo di vendita.
Un esempio di scostamento riguardo i ricavi di vendita potrebbe essere:

Ricavi di budget 50000$ -
Ricavi effettivi 40000$ =
---------------------------
Scostamento totale: 10000$ (sfavorevole)

Si può poi andare a vedere mediante opportune tecniche contabili quali sono le cause dello scostamento:

Scostamento di quantità vendute 12000$ (sfavorevole)
Scostamento di prezzo di vendita 10000$ (favorevole)



Per quanto riguarda i costi di produzione, essi variano in base all'entità del costo (manodopera, materie prime..). In generale si potrebbero rilevare scostamenti dovuti alla quantità di produzione, all'efficienza nell'impiego della risorsa e al prezzo d'acquisto della risorsa.
Un esempio di scostamento di costo:


Costi di budget 70000$ -
Costi effettivi 74000$ =
---------------------------
Scostamento totale: 10000$ (sfavorevole)

Stessa cosa di prima, si va a scoprire che:

Scostamento di quantità prodotta 1500$ (in più)
Scostamento di prezzo d'acquisto 1500$ (sfavorevole)
Scostamento di efficienza 1000$ (sfavorevole)



L'amministrazione ed il controllo di gestione: il budget

Il budget è un programma di gestione annuale (anche se può presentare periodi infrannuali) dell'azienda tradotto in termini economico-finanziari.
Il programma riguarda le operazioni da compiere nel prossimo esercizio, ed esso deve essere tradotto in quantità monetarie.
Il suo scopo è il raggiungimento degli obiettivi di gestione relativi all'anno successivo (di liquidità etc etc) concordati in precedenza in sede di pianificazione strategica.


LA FORMAZIONE DEL BUDGET AZIENDALE

Il budget è in sintesi un bilancio preventivo che però i manager devono seguire e portare a termine (e se questo non è possibile, devono rispettarlo il più possibile in ogni caso). Tale bilancio preventivo si divide in:
  • Conto economico preventivo;
  • Conto patrimoniale preventivo;
  • Preventivo dei flussi aziendali.
La formazione del budget in un'azienda può essere così schematizzata:

1)OBIETTIVI DEL PIANO
2)OBIETTIVI DI BUDGET
3)BUDGET VENDITE ------->Budget ricavi e costi commerciali
4)BUDGET PRODUZIONE ------>Budget costi di produzione
5)BUDGET AMMINISTRAZIONE, RICERCA, GESTIONE PERSONALE, DIREZIONE GENERALE
6)BUDGET GLOBALE AZIENDALE----->Budget economico, finanziario, patrimoniale

La parte più importante riguarda i punti 3), 4) e 5): essi sono definiti programmi operativi e rappresentano il Budget degli investimenti e finanziamenti
Il programma delle vendite stabilisce quali prodotti, la loro quantità e il loro prezzo da vendere ad esempio. Queste poi si tradurranno in termini economici (ricavi e costi commerciali). Bisogna poi tenere conte del programma di produzione, ovvero quanto produrre, quante scorte di prodotti da tenere in magazzino. Bisogna poi decidere quante risorse acquisire, in termini di materie prime e anche in termini di acquisizione di personale.
Per quanto riguarda il resto, vi invito a riguardare tutti gli argomenti precedenti.

16/01/10

L'amministrazione ed il controllo di gestione: il controllo di gestione

Per controllo di gestione si intendono tutte le attività svolte con il fine di accertare che la gestione aziendale venga svolta in condizioni di efficienza ed efficacia, in coerenza con gli obiettivi esplicitati in sede di pianificazione strategica.
Essa quindi:
  • E' sinonimo di monitoraggio dei risultati della gestione aziendale;
  • E' strettamente collegata alla pianificazione strategica;
  • Riguarda i manager e l'alta direzione.
Il controllo di gestione è definito quindi un meccanismo operativo con il quale l'azienda assegna degli obiettivi alle varie unità organizzative che la compongono e viene sistematicamente verificato il loro grado di raggiungimento. Il tutto è affiancato e supportato da un'adeguata strumentazione di misurazione contabile.

LE FASI DEL CONTROLLO DI GESTIONE

Le fasi del controllo di gestione sono tre:
  • Antecedente: accertare l'adeguatezza e la possibilità di realizzo dei programmi stilati dalla pianificazione strategica;
  • Concomitante: accertare periodicamente che i risultati che si stanno ottenendo sono conformi alla linea decisa precedentemente;
  • Susseguente: rilevare i risultati ottenuti. Di solito si fa alla fine di un esercizio oppure di un progetto.
STRUMENTI UTILIZZATI

Gli strumenti utilizzati durante le fasi del controllo di gestione sono:
  • Bilancio: inteso come bilancio d'esercizio nella sua parte di sistema di controllo ad usa manageriale. E' strumento di controllo grazie alle analisi per indici ed alle analisi dei flussi finanziari, che hanno una funzione di check-up dell'azienda;
  • Contabilità analitica: strumento per analizzare costi e ricavi. Serve per determinare il costo di ciascun prodotto, così come il risultato economico (utile o perdita) di ciascuno. In questo modo si capisce dove l'azienda è un perdita e dove invece guadagna;
  • Budget: fare il budget significa formulare dei programmi operativi d'esercizio e tradurli in termini economici e finanziari. La conclusione è un bilancio preventivo.
  • Rilevazioni extra-contabili: misurazioni rivolte a quantificare aspetti non monetari, come ad esempio le ore di lavoro, il numero di unità prodotte etc etc.

Quando le aziende fanno uso sistematicamente del budget (essendo proiettato nel futuro, qualifica i sistemi di controllo evolutivi), si dice che la loro è una gestione per obiettivi e che adottano un controllo budgetario.

05/01/10

L'amministrazione ed il controllo di gestione: l'amministrazione

La funzione amministrativa si occupa di tutto ciò che riguarda la contabilità e il suo compito principale è quello di fornire informazioni economico-finanziarie (ma anche di altra natura) ai terzi.

Lo strumento utilizzato per fare questo è il bilancio d'esercizio, che si compone di due documenti fondamentali:
  1. Lo stato patrimoniale, che si occupa di evidenziare l'entità e la composizione del capitale azienale;
  2. Il conto economico, che si occupa di evidenziare l'entità e la composizione del risultato economico netto.
Le attività svolte dall'amministrazione in senso stretto possono essere classificate e distinte in quattro punti:
  • Rilevazione dei dati di natura contabile, che è la fase in cui si impiegano più risorse umane e che si compone in preparazione alla contabilizzazione, contabilizzazione e archiviazione;
  • Gestione delle procedure amministrativo contabili, che è l'attività che sovraintende l'elaborazione organizzata dei dati rilevati. In contabilità ci si riferisce di solito a due ambiti, ovvero il ciclo attivo ed il ciclo passivo: il ciclo attivo è costituito dalle procedure che gestiscono gli archivi di dati relativi alle vendite, il ciclo passivo agli acquisti. I dati di ciclo attivo e passivo alimentano anche la contabilità analitica o dei costi, che è lo strumento principale del controllo di gestione.
  • Produzione di informazioni economico finanziarie, come output delle attività precedenti di rilevazione e gestione organizzata delle procedure, in base agli obblighi di legge (ovvero ad esigenze gestionali) e all'esigenza temporale preventiva o consuntiva;
  • Controllo delle procedure amministrative precedentemente svolte, anche denominata "internal auditing" o revisione interna, ha il compito di controllare che tutto si sia svolto nella maniera più corretta possibile.

04/01/10

Organizzazione e Personale: La gestione delle risorse umane: acquisizione, gestione, sviluppo, evoluzione, comunicazione, relazioni

La gestione delle risorse umane in azienda avviene attraverso diversi passaggi che ora verranno affrontati.

ACQUISIZIONE

Il primo passo che affronto è l'acquisizione delle risorse umane, che è costituita da:
  • Una prima analisi del fabbisogno qualitativo (analisi e progettazione delle mansioni) e quantitativo del personale (numero di personale);
  • In seguito all'analisi, si ha di fronte alla ricerca (interna ed esterna, quest'ultima attraverso collegamenti con scuole, università, uffici di collocamento etc etc), la pre-selezione (curricula e intervista preliminare) e la scelta del personale (colloquio).
  • Una volta scelto il personale, si entra nella fase dell'assunzione e dell'accoglimento (insieme di modalità che consentono di comprendere le logiche di funzionamento aziendali e di funzione).
  • L'ultima fase dell'acquisizione (o reclutamento) è l'inserimento sul lavoro, che ha come obiettivo quello dell'integrazione del nuovo personale e che sicuramente occupa il periodo più lungo di tutto il processo. Si può aiutare il nuovo personale attraverso vari metodi, come il tutor che lo affianchi, un programma di addestramento etc etc.
POLITICHE DI GESTIONE E SVILUPPO DEL PERSONALE

Esse hanno come obiettivo quello di motivare, migliorare e trattenere il personale all'interno dell'azienda.
Le politiche di incentivazione sono basate sostanzialmente su sistemi di ricompensa, che sono costituiti da:
  • Retribuzione: strumento principale con il quale l'azienda raggiunge gli obiettivi sopracitati. E' costituita da un livello retributivo stabilito dalla contrattazione collettiva o dal mercato del lavoro, dalla struttura della retribuzione (ammontare delle retribuzioni in base a responsabilità e mansioni) e dalla dinamica retributiva (variazione delle retribuzioni nel tempo);
  • Programmazione e sviluppo delle carriere: prevedere quali posizioni a livello verticale si libereranno nel futuro, prevedere il personale che potenzialmente potrà essere inserito per ricoprire quelle posizioni e il tempo necessario che si dovrà aspettare per il passaggio;
  • Valutazione delle posizioni (job evalutation), delle prestazioni e del potenziale: La Job Evalutation è quel procedimento attraverso il quale si confrontano le mansioni al'interno dell'azienda allo scopo di valutarne il valore relativo. L'obiettivo è quello, attraverso il valore relativo di ciascuna mansione, di stabilire una corretta retribuzione per appunto le varie mansioni. La valutazione dei meriti e/o delle prestazioni ha come obiettivo quello di valutare fattori come l'impegno e le prestazioni lavorative per poi incentivare la produttività, rendere più dinamico e concorrenziale il mercato interno del lavoro e incentivare il personale con ad esempio il MBO (management by objectives) (premio per obiettivi raggiunti). La valutazione del potenziale è in riferimento al potenziale futuro del personale e ha come scopo quello di individuare e valorizzare il surplus di capacità individuali non ancora espresso.

EVOLUZIONE DELLA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE

La gestione delle risorse umane ha subito e sta subendo un'evoluzione in quanto i comportamenti e le esigenze delle persone cambiano.
Ultimamente si è notato come la frequenza nel cambiare lavoro è aumentata: gli individui sono passati da una cultura di ricerca dell'occupazione ad una di ricerca di opportunità.
Per far fronte a questo, si utilizzano i concetti del marketing: i dipendenti sono considerati dei consumatori e clienti e vanno trattati da tali. Bisognerebbe rivalutare l'approccio gerarchico, sostituendolo con un approccio di mercato. In alcune aziende è nato il "Marketing interno". Bisogna tenere conto anche, come nei prodotti, del ciclo di vita dei dipendenti: in quanto uomini, essi avranno nel corso della propria esistenza diverse esperienze, prospettive, capacità e prestazioni.


LA COMUNICAZIONE ALL'INTERNO DELL'AZIENDA

Comunicare significa mettere in comune in pensiero, un'idea, scambiarsi informazioni. La stessa cosa avviene nell'azienda, dove per "comunicazione aziendale" si intende "coinvolgere i dipendenti dell'impresa che operano e che con l'impresa instaurano reciproche relazioni di scambio".
La comunicazione può essere orale e/o scritta.
  • Comunicazione orale: colloqui, interviste, riunioni di gruppo, conventions, formazione ed addestramento;
  • Comunicazione scritta: opuscolo di accoglimento, affissioni su bacheche e luoghi di passaggio, stampa aziendale.

LE RELAZIONI INDUSTRIALI

Sono un insieme di norme che regolamentano l'impiego dei lavoratori, metodi attraverso il quale le norme sono stabilite e possono essere applicate o modificate ed attori che interagiscono.
I principali attori che interagiscono sono i sindacati, le associazioni degli imprenditori e lo Stato.

I sindacati sono la principale espressione degli interessi dei lavoratori, e per lo più sono presenti principalmente in forma territoriale. Nel 1948 il sindacato si divide in 3 federazioni: CGIL, CISL e UIL.

Le associazioni degli imprenditori (o organizzazioni imprenditoriali) hanno come obiettivi la tutela degli interessi degli imprenditori, la rappresentanza contrattuale nei confronti della controparte con la complementare produzione ed erogazione di servizi istituzionali, la produzione ed erogazione di servizi ad hoc per le imprese associate. Esempi sono la Confindustria, la Confapi, la CNA.

23/12/09

Organizzazione e Personale:organizzazione del lavoro esecutivo e le variabili organizzative non strutturali


ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO ESECUTIVO

L'organizzazione del lavoro esecutivo fino a poco tempo fa si ispirava al modello Tayloristico. Questo è stato però abbandonato poichè presentava numerosi effetti negativi, sintetizzabili in:
  • Dequalificazione dei lavoratori;
  • Insoddisfazione psicologica;
  • Irrigidimento delle strutture aziendali ed impossibilità di sfruttare le potenzialità dei lavoratori.
A seguito di questi effetti, si è deciso di cambiare rotta, adottando nuovi criteri, come:

  • Rotazione dei compiti;
  • Allargamento dei compiti (aggregazione orizzontale di più mansioni date allo stesso lavoratore);
  • Arricchimento dei compiti (aggregazione verticale);
  • Formazione di gruppi autonomi di lavoro;


LE VARIABILI ORGANIZZATIVE NON STRUTTURALI

Esse si possono riassumere in: meccanismi operativi, stile di leadership, cultura aziendale.

I meccanismi operativi sono sistemi direzionali di pianificazione e controllo, di gestione del personale e di informazione, che rendono operativo il disegno strutturale di base, cioè i criteri di divisione e di coordinamento del lavoro.
Il sistema di pianificazione e controllo ha il compito di rendere noti gli obiettivi dell'azienda e dei singoli organi di essa, e di verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi stessi.
Gli strumenti di gestione del personale rivolti all'acquisizione del personale e alla gestione e valutazione dello stesso sono:
  • Selezione del personale
  • Formazione ed addestramento;
  • Valutazione del personale;
  • Sistema premiante.

Il sistema informativo è tutti l'insieme di elementi per raccogliere, elaborare ed archiviare i dati. Oggi si utilizza un sistema informativo automatizzato, ovvero su computer (programmi).

Lo stile di leadership o di direzione (il comportamento dei capi verso si subordinati) può essere di vari tipi:
  • Stile autoritario: il capo prende sempre e da solo le decisioni di una certa rilevanza;
  • Stile paternalistico: come lo stile autoritario, ma il rapporto con il subordinato non è di distacco ma simile al rapporto padre-figlio;
  • Stile partecipativo o democratico: anche i subordinati partecipano alle decisioni;
  • Stile permissivo: il capo lascia una certa libertà di decisione ai subordinati (molto raro soprattutto nelle aziende profit oriented);
  • Stile burocratico: rapporto spersonalizzato fra capo e subordinati, con però alla base un profondo rispetto per i compiti e i ruoli.
La cultura aziendale è il sistema di valori e di idee che contraddistingue l'azienda.
Secondo H.Mintzberg, uno dei maggiori studiosi contemporanei di management, la cultura aziendale diventa una variabile dominante quando si crea un forte spirito di corpo, con profonda e diffusa consapevolezza di una sorta di missione da compiere , associata alla presenza di una leadership carismatica.


17/12/09

Organizzazione e Personale: modelli di struttura organizzativa. Struttura plurifunzionale, multidivisionale e a matrice

I principali modelli di struttura organizzativa sono:
  • La struttura plurifunzionale;
  • La struttura multidivisionale;
  • La struttura a matrice;

LA STRUTTURA PLURIFUNZIONALE

La struttura plurifunzionale presuppone una divisione del lavoro direttivo secondo il criterio della specializzazione funzionale (per funzione omogenea, ovvero marketing, produzione, finanza etc etc).
Essa può essere divisa in tre parti, in base ai compiti a loro affidati:
  • Direzione generale: amministrazione dell'azienda come sistema unitario;
  • Direzione dei dipartimenti funzionali: amministrazione dell'azienda nelle singole aree funzionali, suddivise (erroneamente) in organi di line (produzione, marketing) e staff (finanza, personale etc etc);
  • Unità operative: compiti prevalentemente esecutivi.
Il maggior pregio della struttura plurifunzionale è quello dell'efficienza, ossia quello di produrre minimizzando le risorse, soprattutto quelle umane. Adeguata per le strategie di sviluppo "mono-prodotto".
L'organigramma della struttura plurifunzionale è il seguente:


LA STRUTTURA MULTIDIVISIONALE

La struttura Multidivisionale è caratterizzata da un criterio di divisione del lavoro direttivo fondato sulla specializzazione per business, mercato e produzione.
Essa può essere divisa in vari livelli che svolgono funzioni diverse:
  • Direzione generale: formulazione strategie globali d'impresa;
  • Staff centrali: aiuto a Direzione e Divisioni;
  • Divisioni: gestione dell'unità come se fosse un'azienda propria;
  • Dipartimenti funzionali: vedi struttura plurifunzionale;
  • Unità operative: vedi struttura plurifunzionale;
Per far sì che questo tipo di struttura funzioni, deve essere lasciata sufficiente indipendenza ed autonomia decisionale delle divisioni nei confronti delle stesse altre divisioni e della dirigenza, e il reddito generale dell'impresa deve essere positivo, quindi le diverse divisioni devono coprire gli eventuali buchi lasciati dalle stesse.
Il maggior pregio della struttura multidivisionale è l'efficacia del coordinamento, che però danneggia l'efficacia (a differenza della struttura plurifunzionale).
E' una struttura perfetta per l'impresa diversificata in prodotti e mercati.

Organigramma struttura multidivisionale


STRUTTURA A MATRICE

La struttura a matrice si basa sulla presenza simultanea di due criteri di divisione orizzontale del lavoro, ovvero per funzione e per progetto.
Questa struttura è tipicamente utilizzata da quelle imprese che hanno una produzione specifica, su commessa del cliente, progetti complessi e problemi unici ed irripetibili (costruzioni navali, aerospaziali etc etc).
Sono necessari coordinamento nella realizzazione del progetto ed efficienza nella concentrazione di risorse nel medesimo dipartimento funzionale.
Esistono due tipi di manager, ovvero i responsabili di progetto o project manager e i responsabili funzionali.


L'organigramma della struttura a matrice è il seguente:


15/12/09

Organizzazione e Personale: la struttura organizzativa

Nella struttura organizzativa vengono considerati come aspetti gli organi in cui è suddiviso il lavoro, le loro funzioni e le relazioni fra loro.
La struttura si può ritrovare suddivisa in gruppi formali (di cui dirò dopo) e informali, ovvero in quei gruppi in cui non è presente una struttura formalizzata e di conseguenza lenta, ma una molto più flessibile e veloce nell'adattarsi ai cambiamenti dell'ambiente.

Per quanto riguarda la struttura organizzativi formale essa può essere analizzata nel seguente modo:
  • Gli organi vengono suddivisi in organi di line e di staff: i line sono riferiti più agli organi operativi di direzione ed esecuzione (area della produzione e area commerciale), gli staff invece agli organi che presentano consulenza ed assistenza alla line (finanza, amministrazione etc etc);
  • I criteri di divisione del lavoro tra i vari organi posso essere riassunti nel criterio della divisione orizzontale, ossia di suddivisione dei compiti tra unità poste allo stesso livello organizzativo (e da questo si vanno ad originare degli organi specializzati), e nel criterio della divisione verticale, ossia di suddivisione dei compiti tra livelli superiori e livelli subordinati della gerarchia; qui le organizzazioni si suddividono in accentrate (decisioni prese della direzione) e decentrate (uso della delega, ovvero è presente una diffusione dei poteri decisionali anche ai livelli inferiori);
  • Il principale mezzo di raffigurazione della struttura è l'organigramma. (vedi immagine sotto)



esempio di organigramma

29/11/09

Organizzazione e Personale: correnti di pensiero: Taylorismo, scuola comportamentale, scienze management, contingency, organizzazione e mercati

L'organizzazione non è sempre rimasta tale ma si è evoluta nel tempo. Le principali correnti di pensiero sono:
  • Taylorismo;
  • Scuola Comportamentale;
  • Indirizzo delle Scienze del Management;
  • Approccio Sistemico o Contingency;
  • Modello Organizzazione e Mercati.
Wikipedia offre una spiegazione molto esaustiva sull'argomento, quindi per quanto riguarda Taylorismo e Scienze del Management copierò semplicemente quello scritto lì.


Il Taylorismo è una tipo di organizzazione d'azienda che è discusso nel libro L'organizzazione scientifica del lavoro (The Principles of Scientific Management) che è una monografia scritta da Frederick Taylor nel 1911.

La monografia è formata da tre sezioni:
I Introduzione
II Fondamenti
III Principi
Introduzione [modifica]
Nell'Introduzione (che si rifà a una frase del presidente Roosevelt) Taylor spiega che il paese americano soffre a causa dell'inefficienza in quasi tutte le attività quotidiane degli americani. Taylor tenta di convincere che il rimedio a questa inefficienza non sta nella ricerca di talenti straordinari, ma nell'organizzazione sistematica, che lui ritiene si tratti di una vera scienza basata su leggi precise, tanto che sono applicabili in tutte le attività umane (case, fattoria, piccole grandi imprese, chiese, organizzazione filantropiche, università e organi del governo), dall'individuo alle grandi imprese, con risultati sbalorditivi. L'opera originariamente era stata preparata per essere presentata alla società americana degli ingegneri meccanici, ma le immagini sembravano appellarsi a chiunque lavorasse in fabbriche o industrie.
Fondamenti [modifica]
Nei Fondamenti Taylor sostiene che il principale obiettivo dell'organizzazione dovrebbe essere assicurare la massima prosperità ai dirigenti, che si collega alla massima prosperità ai dipendenti, e ciò può avvenire solo come risultato di una produttività massima. Taylor sostiene che il principale obiettivo sia l'addestramento di ogni lavoratore così che possa svolgere al meglio il lavoro a cui le sue abilità naturali danno accesso[1]. Taylor scrive nel periodo in cui le industrie stavano creando grossi problemi di gestione e inefficienza dei lavoratori, a cui lui da tre spiegazioni:
la convinzione luddista, presente da tempo immemore, che lo aumento di produttività di ogni uomo o macchina comporti il licenziamento di un gran numero di lavoratori;
la convinzione (allora comune) che il lavoratore potesse trascurare il suo lavoro per tutelare da solo i propri interessi;
l'inefficienza dei metodi di lavoro empirici (basati sull'esperienza pratica) diffusi nelle ditte che facevano sprecare al lavoratore gran parte dei suoi sforzi.
Taylor sostiene (ingenuamente) che il calo di prezzo di ogni articolo di uso comune sia la conseguenza quasi immediata di un largo incremento della sua domanda, in contrasto con chi pensa che l’aumento di produzione comporti licenziamenti (secondo Taylor se i prezzi sono bassi il mercato è in grado di assorbire la produzione senza bisogno di licenziamenti). Quanto all'atteggiamento lavativo dei lavoratori Taylor elenca alcune citazioni sperando che diano una spiegazione esauriente. Taylor sostiene che la sostituzione di metodologie tratte dall'esperienza con metodologie scientifiche arrecheranno benefici a proprietari e dipendenti.
Principi [modifica]
Nei Principi Taylor elenca quattro punti per l'organizzazione:
Sostituzione dell'empirico con uno studio scientifico dei compiti;
Selezionare e quindi formare e sviluppare il lavoratore, mentre prima il lavoratore sceglieva la propria mansione e la imparava come meglio poteva;
Fornire istruzioni dettagliate e una supervisione del rendimento dello specifico compito del lavoratore;
Dividere il lavoro quasi equamente tra dirigenti e lavoratori, cosicché i dirigenti applichino i principi dell'organizzazione scientifica nella pianificazione del lavoro e i lavoratori svolgano di fatto il compito.
Secondo Taylor, tale combinazione di iniziativa del lavoratore, in combinazione con il nuovo tipo di lavoro svolto dalla gestione, rende la gestione scientifica molto più efficiente rispetto ai piani. Mentre con il sistema basato sull'iniziativa e gli incentivi dei lavoratori i primi tre punti sono presenti in misura minore, con l'organizzazione scientifica essi diventano la vera essenza dell'intero sistema; mentre con il quarto punto, il problema passa dall'essere tutto sulle spalle dei lavoratori all'essere le Metà sulle spalle dei dirigenti.


SCUOLA COMPORTAMENTALE

Sviluppata a partire dal 1930 circa, introduce i concetti propri delle Scienza del Comportamento, psicologia e sociologia in primis. Vede il dipendente come un uomo che ha sì una componente razionale, ma unita ad una che è invece emotiva e sociale.
Recentemente si è evoluta nelle cosiddette "Teorie Motivazionali", che vanno ancora in maniere più profonda ad occuparsi della componente emotiva dell'uomo.

SCIENZE DEL MANAGEMENT

Sviluppatasi fra gli anni '50 e 60', da un grande risalto al processo decisionale che si svolge in azienda cercando di renderlo più razionale possibile. Autore di punta è il Nobel per l'eonomia (1978) Herbert Simon:

Un contributo importante riguarda le ricerche sull'organizzazione industriale, dove ha sostenuto che l'organizzazione interna delle imprese e le decisioni sul business non sono conformi alle teorie neoclassiche sulle decisioni “razionali”. Simon ha scritto numerosi articoli sull'argomento concentrandosi sulla questione delle decisioni sotto l'ipotesi di comportamento nota come razionalità limitata.
“Comportamento razionale, in economia, significa che gli individui massimizzano la loro funzione di utilità sotto i vincoli dati (ovvero limiti di bilancio, scelte limitate...) ricercando il loro interesse personale. Il termine razionalità limitata indica la scelta razionale che tiene conto dei limiti cognitivi e conoscitivi. La razionalità limitata è un argomento centrale dell'economia comportamentale, riguardante i modi in cui il processo decisionale influenza le decisioni. Le teorie sulla razionalità limitata abbandonano alcuni assunti della teoria dell'utilità.
Simon decise che il modo migliore di studiare questi temi fosse attraverso modelli di simulazione. Perciò s'è interessato di intelligenza artificiale, interazione uomo-computer, principi di organizzazione di uomini e macchine, processi informativi, uso del computer per studiare problemi filosofici e sulle implicazioni sociali della tecnologia del computer. Alcune delle ricerche hanno riguardato il cambiamento tecnologico e i cambiamenti nel processo dell'informazione.

APPROCCIO SISTEMICO O CONTINGENCY

Tipico degli anni '70-'80, ma ancora oggi utilizzato, impiega concetti e strumenti di molte discipline, ed afferma che la scelta delle variabili organizzative deve concretizzarsi nella progettazione di un mix omogeneo di caratteri organizzativi e dotato di elevata flessibilità, ossia di saper mutare in base alle condizioni, e deve dipendere dal configurarsi di variabili extra organizzative, quali l'ambiente di riferimento, la variabili tecnologiche, umane e le strategie prescelte.


MODELLO ORGANIZZAZIONE E MERCATO

Sviluppatosi a partire dagli anni '80, la sua tesi di base è quella di valutare se economicamente eseguire alcuni processi all'interno dell'azienda (produzione, etc etc) oppure se ricorrere al mercato esterno, ad esempio con uno scambio. La valutazione viene quindi effettuata in base ai costi dell'organizzazione (soluzione interna) e quelli del mercato (soluzione esterna).
Questo modello differisce da quello precedente in quanto quando un'azienda decide di cambiare la propria organizzazione, valuta i costi del cambiamento e valuta poi se è vantaggioso oppure no. L'aspetto considerato qui è quello economico e non quello della coerenza con i fattori contingenti (strategia, tecnologia) tipico del modello Contingency.



Organizzazione e Personale: introduzione generale e all'organizzazione

INTRODUZIONE

L'organizzazione e personale è quel ramo dell'impresa che si occupa della risorsa lavoro: l'organizzazione suddividendo i compiti e coordinandoli con gli altri organi, il personale reclutando e gestendo (addestramento, valutazione etc etc) risorse umane.

L'ORGANIZZAZIONE

Organizzare un'azienda significa dare razionalità ed ordine all'operato della risorsa lavoro. Le variabili organizzative sono quell'insieme di elementi che costituiscono l'organizzazione, e si possono classificare in:
  • Struttura organizzativa: come dividere e coordinare i compiti;
  • Meccanismi operativi: chiariscono meglio il ruolo richiesto ai soggetti. Si suddividono in sistema di pianificazione e controllo di gestione, sistema informativo e sistema di gestione del personale;
  • Stile di direzione: il modello di comportamento che l'azienda si aspetta dai propri manager nei confronti di dipendenti e collaboratori;
  • Cultura aziendale: insieme di idee, valori e principi che dovrebbero essere comuni a tutti i dipendenti dell'azienda.

23/11/09

La finanza, parte 13: il mercato dei capitali, monetario, finanziario, nazionale e internazionale

IL MERCATO DEI CAPITALI

Il capitale monetario come fattore produttivo ha un proprio mercato, chiamato mercato dei capitali, il quale può variare in base al tipo di vincolo con il quale i fornitori vogliono legarsi all'impresa e alla durata del finanziamento.

MERCATO MONETARIO E MERCATO FINANZIARIO

Il mercato dei capitali può essere suddiviso in mercato monetario e mercato finanziario:
  • Il mercato monetario è caratterizzato da un vincolo a rischio limitato e riguarda principalmente il capitale a debito. Tipiche forme sono i finanziamenti a breve termine (apertura di credito in conto corrente per elasticità di casa oppure che hanno scadenza illimitata ma che vengono frequentemente movimentati) e il finanziamento a breve ciclo di utilizzo (prevedono il rimborso in un arco di tempo determinato);
  • Il mercato finanziario è caratterizzato dalla negoziazione di capitali con il vincolo del debito a media e lunga distanza e/o di capitali con il vincolo del pieno rischio. Le contrattazioni riguardanti azioni e obbligazioni avvengono nelle borse valori e sono denominate "mercato mobiliare".
Il mercato dei capitali si può osservare attraverso il mercato nazionale dei capitali e quello internazionale.

IL MERCATO NAZIONALE DEI CAPITALI

Esso è caratterizzato dalla presenza dei seguenti operatori:
  • Istituto di emissione, ovvero la Banca d'Italia, che è l'organo che attua le politiche monetarie deliberate a livello governativo attraverso vari interventi;
  • Banche di credito ordinario, che raccolgono fondi di beve scadenza e concedono prestiti di breve durata;
  • Società finanziarie, che concedono prestiti di varia natura;
  • Risparmiatori privati ed investitori istituzionali, che investono i propri soldi ad esempio acquistando titoli oppure con depositi presso gli istituti di credito;
  • Istituti di credito a medio-lungo termine, che raccolgono fondi di lunga scadenza e concedono prestiti di lunga durata;
  • Imprese, richiedendo finanziamenti ed investendo le proprie risorse;
  • Enti pubblici, che si rivolgono al mercato dei capitali per finanziare le proprie opere e spese attraverso prestiti ed emettendo titoli (b.o.t. c.t.z. etc etc).

Gli strumenti utilizzati dal mercato nazionale sono quindi finanziamenti a breve-medio e lungo termine e titoli di credito.

I MERCATI INTERNAZIONALI

essi sono caratterizzati dalla presenza di:
  • Governi;
  • Istituti di emissione dei vari paesi;
  • Istituti specializzati di credito internazionale;
  • Consorzi bancari;
  • Istituti nazionali di credito operanti sui mercati internazionali;
  • Imprese ed altri operatori.
Gli strumenti sono più o meno gli stessi del mercato nazionale, portati però in ambito internazionale.





21/11/09

La finanza, parte 12: il piano, il budget e il controllo finanziario

IL PIANO FINANZIARIO

La pianificazione e la programmazione finanziaria si occupano della determinazione preventiva della dinamica delle entrate e delle uscite monetarie-finanziare della gestione d'impresa e del successivo controllo.

Il piano finanziario si occupa delle entrate e delle uscite finanziaria nel medio termine, ed è caratterizzato da:
  1. Il piano degli investimenti, che si divide nel piano degli investimenti in capitale immobilizzato ed il piano degli investimenti in capitale circolante lordo;
  2. Il piano dei finanziamenti

Il piano degli investimenti in capitale immobilizzato, chiamato anche "capital budgeting" si articola nelle seguenti fasi:
  • Individuazione delle opportunità di investimento;
  • Classificazione degli investimenti in base ad un opportuno metodo;
  • Determinazione della soglia minima di accettazione;
  • Fissazione del tetto massimo di fondi spendibili in beni durevoli;
  • Individuazione degli investimenti da effettuare.
Il piano degli investimenti in capitale circolante lordo riguarda l'andamento temporale delle scorte di magazzino, dei crediti e della tesoreria
Il piano dei finanziamenti riguarda il reperimento dei mezzi finanziari occorrenti per poi realizzare ciò che il piano degli investimenti in programma.


IL BUDGET FINANZIARIO

Attivo nel primo anno del piano finanziario, si articola nel:
  • Programma finanziario;
  • Budget di tesoreria.
Il programma finanziario analizza gli impieghi di risorse finanziarie e le fonti di finanziamento che si prevede di attivare nell'esercizio successivo. Esso assume la forma di un prospetto delle fonti e degli impieghi riferito all'esercizio venturo.


Il budget di tesoreria comprende le previsioni riguardanti i flussi monetari in entrata e in uscita. Esso deve mettere in evidenza, attraverso numerosi metodi come il metodo del quadro settimanale o mensile dei movimenti di tesoreria o il metodo grafico:

  • Le entrate e le uscite monetarie globale dell'esercizio, il che permetterebbe di provvedere tempestivamente al reperimento di mezzi finanziari o all'investimento dell'eccedente in cassa;
  • Le entrate e le uscite monetarie nel breve periodo, al fine di tenere sotto controllo la dinamica temporale dei movimenti stessi.
IL CONTROLLO FINANZIARIO

Si attua in sintesi, attraverso:
  • Le autorizzazioni di spesa, che tendono a controllare che vengano effettuati soltanto gli investimenti precedentemente programmati;
  • L'analisi degli scostamenti tra i flussi monetari e finanziari rilevati ed i flussi previsti in sede di programmazione tende ad evidenziare le possibili cause che hanno creato i medesimi scostamenti.




La finanza, parte 11: gli equilibri di struttura finanziaria

Gli equilibri di struttura finanziaria che vengono perseguiti dall'area finanziaria si dividono in:
  • Equilibrio nelle fonti di finanziamento fra mezzi finanziari acquisiti con vincoli differenti (capitale a credito e capitale a pieno rischio per fare un esempio)
  • Equilibrio fra le varie categorie di investimenti (capitale circolante ed investimenti in immobilizzazioni);
  • Equilibrio fra fabbisogni e mezzi di copertura;

Il primo ha lo scopo di mantenere l'indipendenza finanziaria dell'azienda, tenendo sotto controllo il "quoziente di indipendenza finanziaria":
QIF = capitale a pieno rischio/capitale investito

Il secondo è collegato alla necessità di avere una certa liquidità disponibile, garantita da un'adeguata gestione di tesoreria che assicuri la necessaria liquidità, senza però tralasciare gli investimenti (ad esempio nella ricerca e sviluppo).

I terzo è invece il risultato delle scelte riguardanti la dinamica delle fonti di finanziamento e dei fabbisogni.


I possibili modi in cui può essere realizzato l'equilibrio fra investimenti e finanziamento sono molteplici; fra questi sono utilizzati:
  • L'impresa tende a far coincidere nel tempo l'ammontare dei finanziamenti e degli investimenti a breve termine, e di conseguenza anche l'ammontare dei finanziamenti e degli investimenti a medio e lungo termine;
  • Attraverso fonti a medio e lungo termine l'impresa tende anche a finanziare la parte immobilizzata presente negli investimenti in capitale circolante lordo;
  • Attraverso fonti a medio e lungo termine l'impresa tende a finanziare anche una parte di capitale circolante lordo eccedente la parte immobilizzata compresa nel medesimo.

In sintesi, l'impresa tende a realizzare l'equilibrio tra investimenti e fonti di finanziamento attraverso la copertura di fabbisogni elastici con finanziamenti correnti, e con finanziamenti a medio e lungo termine la copertura di fabbisogni rigidi (immobilizzazioni).

Se non ci si ritrova in una situazione del genere, l'impresa presenterà scompensi nella gestione finanziaria, e quindi avrà la necessita per esempio di reperire nuovi finanziamenti alla scadenza dei precedenti, per non dover smobilizzare una parte degli investimenti, e così via.



Rispetto ai precedenti, un equilibrio più globale è quello che occorre instaurare fra la redditività degli investimenti aziendali e l'onerosità dei mezzi di finanziamento acquisiti, che se concretizzato, permetterebbe una redditività degli investimenti tendenzialmente superiore all'onerosità dei finanziamenti.

18/11/09

La finanza, parte 10: investimenti aziendali e la loro gestione finanziaria: gli investimenti in circolante lordo

Gli investimenti in circolare lordo sono il magazzino, i crediti e la tesoreria, ovvero gli investimenti che generano un fabbisogno di capitale per un breve periodo di tempo.

IL MAGAZZINO

Le scorte di magazzino rappresentano un impiego di risorse dal punto di vista finanziario. Esse si suddividono in materie prime, semilavorati e prodotti finiti, in attesa di essere completati dal processo produttivo oppure immessi nel mercato (che viene definita come la funzione economica delle scorte di magazzino).

L'obiettivo principale della gestione finanziaria delle scorte è quello di rendere i costi il più bassi possibili. Le scorte si posso suddividere in base alla loro origine:
  • Scorte tecniche/funzionali: scorte collegate alla risoluzione del problema di sincronizzare i vari processi di aziendali di acquisto, trasformazione e vendita;
  • Scorte speculative: scorte che derivano da opportunità che l'impresa ha colto (acquisto oltre la necessità di materie prime poichè il prezzo era molto basso o in fase di eccessiva crescita).
I modelli decisionali relativi alle scorte di magazzino riguardano la determinazione del livello ottimale delle scorie tecniche, con il quale si andrà ad ottenere il cosiddetto lotto economico, ossia nella quantità di produzione o di acquisto che rende minimi i costi totali relativi alle scorte.


I CREDITI


I crediti originati dalla gestione d'impresa rappresentano le tipiche liquidità differite del patrimonio aziendale. Obiettivo della gestione finanziaria dei crediti è quello di equilibrare i costi relativi al ritardo nel rientro dei fondi in forma liquida e il maggior ricavo derivante all'impresa da un'espansione delle vendite ottenute con concezioni di dilazioni di pagamento alla clientela.

L'impresa può intraprendere due vie: affidare la gestione dei crediti ai terzi, stipulando un contratto di factoring, oppure gestire i crediti internamente, attraverso controlli di concessione del credito e di riscossione del medesimo, il che permette di costruire una sorta di profilo per ciascun cliente.

LA TESORERIA

La gestione della tesoreria dell'impresa riguarda l'equilibrio fra le entrate e le uscite di cassa. Esse possono portare o degli scoperti di cassa, che devono essere coperti con opportuni mezzi finanziari adeguati (aperture di credito per elasticità di cassa), oppure a disponibilità liquide da gestire (ad esempio con investimenti), costituite da disponibilità di cassa, disponibilità liquide su conti correnti bancari, titoli ad elevata negoziabilità.

Attraverso la programmazione finanziaria si attuano le politiche riguardanti la tesoreria in senso stretto dell'impresa (prevedendo e sincronizzando i flussi in entrata ed in uscita)

12/11/09

La finanza, parte 9: investimenti aziendali e la loro gestione finanziaria: investimenti in beni strumentali

INTRODUZIONE

Gli investimenti aziendali rappresentano l'impiego delle risorse finanziare acquisite dall'impresa. Essi si suddividono principalmente in due gruppi:
  • Investimenti in beni strumentali o attività fisse, come macchinari, impianti;
  • Investimenti in circolante lordo: crediti, magazzino, tesoreria.
LA GESTIONE FINANZIARIA DEGLI INVESTIMENTI IN BENI STRUMENTALI

Gli investimenti in beni strumentali riguardano i mezzi di produzione che poi l'azienda andrà ad utilizzare al fine di produrre.
Le fasi caratterizzanti gli investimenti in beni strumentali sono due:
  • Una prima fase di esborso del patrimonio per l'acquisto dei macchinari
  • Una seconda fase in cui si hanno entrate monetarie in seguito non alla vendita dei macchinari acquistati in precedenza (detta "realizzo diretto"), ma dei prodotti che sono stati fabbricati grazie a quell'investimento (detta "realizzo indiretto").
Questi investimenti vengono effettuati in base agli obiettivi che l'azienda si è posta. Da questi si possono rilevare varie categorie di investimenti:
  • Investimenti di sostituzione: la produzione e la produttività rimangono le stesse, si rinnovano solamente i macchinari;
  • Investimenti di razionalizzazione ed ammodernamento: mirano ad incrementare la produttività dei processi produttivi, con la sostituzione di beni strumentali a vantaggio di alti più efficienti dal punto di vista economico;
  • Investimenti di espansione: si vanno ad aggiungere altri macchinari a quelli esistenti
  • Investimenti strategici: mirati allo sviluppo futuro dell'impresa.
I criteri di scelta della valutazione dei singoli progetti di investimento si suddividono in criteri aritmetici, che non tengono conto del differente valore che i flussi di investimento e recupero assumono in diversi periodi di tempo, e criteri finanziari, che invece si basano sull'attualizzazione dei flussi. Il fondamento logico è rappresentato dalla formulazione di un giudizio di redditività riferibile al corrispondente capitale investito.

I criteri artimetici sono:
  1. Metodo del tempo di recupero o pay back period: ogni singolo progetto viene valutato in base al tempo in cui il capitale impiegato viene reintegrato attraverso i flussi monetari derivanti la gestione e l'utilizzo dell'investimento;
  2. Metodo del R.O.I. o metodo del tasso annuale medio (t.a.m..): i progetti sono valutati dividendo il rendimento medio annuo per l'investimento iniziale, ottenendo così il rendimento percentuale medio del capitale investito;
I criteri finanziari invece sono:
  1. Present value o metodo dell'eccesso di valore annuale (e.v.a.): i progetti vengono valutati in base al valore attuale dei redditi annui dell'investimento, calcolati ad un certo tasso di attualizzazione. Se l'e.v.a. è positivo, il progetto è finanziariamente accettabile;
  2. Discounted cash flow (d.c.f.) o metodo del tasso interno di rendimento (t.i.r.): i progetti vengono valutati sulla base del tasso di attualizzazione che rende uguale il calore attuale dei redditi annui all'importo dell'investimento iniziale.
Per quanto riguarda gli investimenti in beni strumentali, bisogna aggiungere altri due elementi:
  1. Un'analisi della rischiosità dell'investimento, attraverso l'analisi di sensività (influenza di ciascun elemento sulla decisione) , del rischio (analisi della probabilità, chiamato anche "metodo della distribuzione probabilistica", ad esempio dei ricavi) e gli alberi di decisione (per le decisioni più importanti, vanno a valutare tutte le conseguenze di decisioni aggiuntive rispetto a quelle precedentemente concordate);
  2. Il processo inflazionistico in atto: in periodi di forte inflazione, vengono adottati dei "correttivi", come ad esempio la correzione dei vari redditi annui, a cui poi vanno applicati i vari metodi.




15/09/09

La finanza, parte 8: Le fonti di finanziamento aziendale: Leasing e Factoring

IL LEASING

Il leasing è un'operazione che l'impresa effettua al fine di ottenere un bene senza acquisirne (almeno in un primo momento) la proprietà, in quanto dispone di una locazione del bene stesso da un'altra impresa.
Il corrispetivo dell'operazione è rappresentata dai canoni di leasing che l'impresa locataria deve corrispondere all'impresa locatrice.
Le due forme di leasing più diffuse e pratiate sono:
  • Leasing operativo: è come descritto sopra con l'aggiunta di una serie di servizi accessori da parte dell'impresa locatrice. Non è possibile riscattare alla fine del contratto il bene, e il canone non viene determinato in base al costo del bene;
  • Leasing finanziario: questo tipo di leasing presenta caratteristich più complicate rispetto al leasing operativo. I soggetti che entrano in funzione sono di norma tre: impresa locataria, impresa costruttrice e/o venditrice del bene, società di leasing. La società di leasing acquista il bene dall'impresa produttrice/venditrice e poi lo affitta all'impresa locataria. Un'altra differenza è che c'è la possibilità di riscattare il bene al termine del contratto con una somma rapportata al valore iniziale del bene (di solito si aggira intorno al 9-10%). Il costo dell'operazione è determinato dal canone, che comprende: ammortamento, interesse e spese di gestione e il margine di utile. Particolari forme di leasing finanziario sono il lease-back (l'impresa vende alla società di leasing un bene e successivamente lo prende in locazione) e il lease-purchase (al termine del contratto l'impresa che ha preso in locazione un bene ne diviene automaticamente proprietaria a titolo non oneroso).


IL FACTORING

Il factoring consiste nel trasferimento di crediti commerciali dall'impresa ad una società specializzata (factor) che garantisce il buon fine della riscossione di essi assumendosi l'incarico.
L'oggetto del trasferimento consiste in: credi dommerciali, onere della gestione dei crediti, rischi di insolvenza della clientela.
Sostanzialmente è una forma di copertura dal rischio di non ottenere più i crediti concessi alla clientela.
Le due forme principali di factoring sono:
  • Factoring con pagamento dei crediti alal scadenza dei medesimi (il factor quindi prevalentemente gestisce i crediti)
  • Factoring con anticipazione dell'importo dei crediti al momento della cessione stessa dei crediti (esiste quindi anche un finanziamento all'impresa)
Il costo è rappresentato sia nel primo che nel secondo caso dalla commissione per i servizi resi dal factor; per quanto riguarda il secondo caso, anche dagli interessi commisurati all'importo totale dei crediti ceduti ed al periodo che intercorre fra la cessione e la scandenza contrattuale dei crediti medesimi.

12/09/09

La finanza, parte 7: Le fonti di finanziamento aziendale: I finanziamenti ottenuti da istituti di credito

I vari tipi di finaniamenti correnti che le imprese ottengono dalle banche di credito ordinario sono:
  • Prestito cambiario: consiste nello sconto di cambiali (sotto forma di pagherò) emesse dall'impresa direttamente alla banca finanziatrice. Il costo dell'operazione consiste nello sconto commisurato all'importo nominale del titolo e il tempo fra la data dell'ottenimento del finanziamento e la sua scadenza, dal bollo della cambiale e dalle altre competenze bancarie;
  • Sconto di cambiali commerciali: consiste nella cessione di crediti non ancora scaduti alla banca avendi forma cambiaria e derivanti da operazioni di natura commerciale. Il costo dell'operazione è caratterizzato dallo sonto applicato dalla banca, dalla commissione d'incasso e da provvigioni ed altre competenze bancarie;
  • Riporto di banca o riporto finanziario: consiste nel fatto che l'impresa cede dei titoli ad una banca e si impegna in un momento successivo a riacquistarli ad un prezzo maggiorato degli interessi. Il costo dell'operazione è caratterizzato dagli interessi, dal fissato bollato (bollo sul documento che attesta i passaggi di proprietà dei titoli) e da altre competenze bancarie;
  • Apertura di credito in conto corrente per elasticità di cassa: contratto con il quale un istituto di credito mette a disposizione dell'impresa una data somma per un certo periodo di tempo oppure a tempo indeterminato. Il costo dell'operazione è caratterizzato dallo scoperto di conto (interesse commisurato all'effettivo utilizzo), dalla commissione di massimo scoperto e dalle altre competenza bancarie relative alla gestione del conto;
  • Anticipazione in conto corrente e a scadenza fissa: in conto corrente è molto simile all'apertura di credito in conto corrente per elasticità di cassa, con la differenza che qui anzichè essere assistita da garanzie personali esse devono essere reali (come il pegno); a scadenza fissa è più complicata: l'impresa dà in pegno determinati valori, la banca ne determina il valore ed eroga l'anticipo, l'impresa lo riceve e garantisce l'impegno a rimborsarlo alla scadenza dell'operazione (maggiorato dagli interessi), e infine la banca riconsegna i beni all'impresa; il costo è determinato dall'interesse e da altre competenze bancarie;
  • Prestiti di firma: consistono non in emissioni di denato ma sono volti a garantire gli impegni dell'impresa presi nei confronti di terzi, in varie forme. Le più diffuse sono: Fidejussione (impegno verso il creditore assunto da un terzo di soddisfare una determinata obbligazione pecuniaria nel caso in cui l'impresa non vi facesse fronte), Avallo (apposizione da parte di un terzo della propria firma di garanzia su di una cambiale in cui l'impresa è l'obbligato principale oppure un obbligato in via di regresso), Accettazione (apposizione da parte della banca della propria firma di accettazione su di una tratta spiccata su di essa). Il costo è rappresentato dalle varie competeze bancarie.

10/09/09

La finanza, parte 6:Le fonti di finanziamento aziendale: Finanziamenti ottenuti da fornitori di fattori produttivi specifici

Questa particolare forma di finanziamento, chiamata anche "Debiti di fornitura", è caratterizzata dal fatto che l'oggetto del finanziamento non sia un credito, ma uno scambio di prodotti e/o servizi (materie prime, macchinari etc etc).

Il costo del credito di fornitura è conglobato nel prezzo d'acqusito delle merci ed è calcolato tenendo conto:
  • Degli sconti effettuati sul prezzo nel caso di un pagamento anticipato rispetto alla data di scadenza;
  • Del periodo di dilazione di cui si potrebbe usufruire nel caso in cui si rinuncino agli sconti.


La finanza, parte 5: Le fonti di finanziamento aziendale: I debiti correnti (introduzione)

I debiti correnti dell'impresa sono tipicamente rappresentati da:
  1. Debiti a breve ciclo di utilizzo: hanno una scadenza indeterminata ma vengono utilizzati per un breve periodo a seconda delle variabilità dei corrispondenti fabbisogni che costituiscono un'ideale copertura (aperture di credito in conto corrente per elasticità di cassa ad esempio);
  2. debiti a breve termine o a breve ciclo di estinzione: hanno una scadenza determinata e devono essere rimborsati prima di quella data.

Le due teniche più diffuse del finanziamento corrente sono: i finanziamenti ottenuti da istituti di credito e finanziamenti ottenuti da fornitori di fattori produttivi specifici.

08/09/09

La finanza, parte 4:Le fonti di finanziamento aziendale: I debiti a media e lunga distanza (obbligazioni, mutui, TFR)

I debiti a media e lunga distanza (o scadenza) rappresentano quei mezzi finanziari per cui il rimborso risulta essere differito e posticipato ad esercizi successivi.

Le forme più utilizzate sono:
  1. Prestiti obbligazionari (obbligazioni)
  2. Mutui
  3. Debiti verso i dipendenti per trattamentto di fine rapporto (TFR)

PRESTITI OBBLIGAZIONARI

Tipiche delle società quotate in borsa (spa), le obbligazioni sono dei titoli che rappresentano quote di un debito dell'impresa, sulle quali essa si impegna a corrispondere un interesse.
Non possono essere emesse per un importo superiore al capitale sociale versato ed esistente all'atto dell'emissione tranne se:
  • Sono garantite da ipoteca su immobili di proprietà sociale, sino a due terzi del valore di questi;
  • L'eccedenza è garantita da titoli nominativi o garantiti dallo stato con scadenza non anteriore a quella delle obbligazioni;
  • In seguito ad una particolare concessione governativa poichè potrebbero interessare l'economia nazionale.
I principali tipi di obbligazioni emessi sono:
  1. Obbligazioni ordinarie: consistono nel pagamento di un interesse fisso semestrale porticipato e il rimborso in contanti al momento dell'estrazione;
  2. Obbligazioni indicizzate: come le ordinarie, la differenza però è che tengono conto dell'inflazione cercando di limitare gli svantaggi dell'obbligazionista in periodi di forti inflazioni attraverso il rendimento dell'obbligazione (l'interesse corrisposto è ancorato a parametri prefissati come ad esempio rendimenti dei buoni ordinari del tesoro emessi dallo stato) oppure il valore di rimborso (la società si impegna a restituire un valore superiore rispetto al valore nominale dell'obbligazione)
  3. Obbligazioni convertibili: prevedono due modalità di rimborso: in contanti come le obbligazioni ordinarie; sostituite parzialmente o totalmente da azioni della società emittente (convertibilità diretta) o con azioni di altre società (convertibilità indiretta)


MUTUI

Il mutuo è uan caratteristica forma di fianziamento a medio e lungo termine che le imprese negoziano con istituti di credito specializzati.

L'operazione di finanziamento per il mutuo è caratterizzato da due momenti:
  1. Ottenimento del mutuo: in seguito ad un'indagine preliminare che l'istituto mutuante effettua nei confronti dell'azienda (se questa da esito positivo) esso imposta una pratica di finanziamento (chiedendo magari ulteriori condizioni come ipoteca, presenza di un membro dell'istituto nel consiglio di amministrazione etc etc)
  2. Pagamento degli interessi e rimboso del capitale ottenuto: di solito per le imprese avvengono in un momento solo, in rapporto ad un determinato piano di ammortamento pluriennale. Le rate corrisposte comprendono gli interessi relativi al mutuo e una quota di rimborso di capitale che può essere a quote decrescenti (per ogni quota che è a prezzo fisso si pagano interessi man mano più bassi sul debito residuo) oppure a quote costanti (si pagano quote più alte e interessi man mano più bassi sul debito residuo.

TFR

Il TFR (trattamento di fine rapporto) dei dipendenti è una particolare forma a medio-lungo termine di indebitamento dell'impresa, maturato durante tutta l'attività lavorativa del dipendente e che verrà corrisposto alla fine dell'attività lavorativa stessa.

L'entità del debito è commisurato attraverso i seguenti elementi:

  • Valore medio retributivo mensile che si ottiene, anno per anno, sommando tutte le retribuzioni corrisposte al lavoratore e dividendole per 13,5;
  • Rivalutazione, al 31 dicembre di ciascun anno, del TFR precedente sulla base di un coefficiente di rivalutazione (che rappresenta poi il costo di questa forma di finanziamento) che si ottiene sommando due tipi di tassi percentuali: il primo è il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT del costo della vita per operai ed impiegati; il secondo è u ntasso fisso pari all'1,5%

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails