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13/03/11

Il traffico merci: trasporto aereo, marittimo e i containers



I flussi del commercio globale si muovono su spazi e territori con reti e nodi di trasporto.
La componente fisica è fondamentale: lo scambio può avvenire a differenti vettori di trasporto.

I mezzi sono vari: treni, camion, navi, aerei etc etc

Le reti possono essere: marina, terreste oppure aerea.

TRASPORTO AEREO

Detto “Aircargo”, si utilizza di solito per i beni di grande valore, deperibili, per un recapito rapido e per la posta.
La gran parte è composto però dal movimento dei passeggeri (ad esempio manager). E’ in aumento negli ultimi anni, anche grazie alla riduzione dei costi.

TRASPORTO MARITTIMO

I 2/3 dei flussi mercantili sono via mare. I vantaggi sono che è di gran lunga il più economico (maggior numero di merci trasportate con una nave). Lo svantaggio è che però è più lento
Negli anni vi sono stati miglioramenti di efficienza attraverso la specializzazione delle navi per tipo di carico, che ha portato ad una maggior capacità di trasporto di merci. Sono nate vere e proprie flotte: petroliere, porta container, general cargo etc etc.

Con il tempo sono comparse innovazioni (soprattutto tecniche) nel trasporto: la più importante è il container.

Il Container è un’unità di carico standardizzata (20-40 piedi di lunghezza; 8 piedi di larghezza; 8 piedi e 6 pollici di altezza) che ha consentito l’integrazione tra i diversi mezzi di trasporto, oltre alla riduzione dei costi di carico e scarico. Furono ideati da Malcom McLean e utilizzati per la prima volta nel 1956.
Grazie ad essi, fra un porto e l’altro non avviene la fase di scarico-carico.
Nei porti commerciali o specializzati si trovano i “Terminal Container”, composti da: banchine con gru, piazzali, impianti per movimentazione, gate di ingresso, magazzini, impianti manutenzione, piazziali per semirimorchi.

I costi di trasporto: tipologie di reti, influenza dei costi di trasporto



L’accessibilità è una componente fondamentale in economia, in quanto consente di mettere in relazione la domanda del mercato con l’offerta dell’impresa attraverso la rete di trasporto. Il suo utilizzo determina un costo che l’imprese deve sostenere.

I costi di trasporto dipendono dalle infrastrutture presenti sul territorio e dalle loro caratteristiche.

TIPOLOGIE DI RETI

• Modello del minimo costo per l’utente: il costo costruzione è massimo ma l’interconnessione fra i punti è totale (grafo circuitale)
• Modello del minimo costo di costruzione: il costo di costruzione è minimo ma l’interconnessione fra i punti è minima (grafo aperto)

Indicatori:

• Accessibilità: somma delle distanze minime tra un nodo e gli altri. Il più accessibile è quello con valore minimo
• Connettività: n° di segmenti/n° di nodi: valore da 0 a 3
• Forma: misurata attraverso diametro (n° minimo di segmenti che collegano i nodi più distanti) e dispersione. È la sommatoria dei valori di accessibilità dei singoli nodi

Bisogna considerare non solo le caratteristiche delle reti, ma anche la distanza: i costi di trasporto sono generalmente meno che proporzionali alla distanza a causa dei costi fissi (chiamati anche “Costi di Terminale”, all’aumentare della lunghezza vengono ripartiti su di un maggior numero di km).

Per ridurre i costi d trasporto è possibile combinare diversi mezzi. Sono necessari quindi punti di scambio, i quali comportano altri costi di trasporto. Le imprese per abbatterli possono aggiungere valore al prodotto trasformandolo direttamente nei punti di scambio.

INFLUENZA DEI COSTI DI TRASPORTO

I costi di trasporto influenzano il prezzo in due modi:

1. Prezzo Franco Partenza: prezzo di vendita non include il costo di trasporto, quindi varia a seconda della distanza dalla destinazione
2. Prezzo Franco Destinazione: prezzo di vendita comprende anche il costo di trasporto, indipendentemente dalla distanza della destinazione finale

La distanza può essere misurata attraverso i chilometri, il tempo di percorrenza e i costi.

06/03/11

Cosa sono le Città Globali?

Si è iniziato a parlare di “Città globali” intorno agli anni ’80. Si definisce città globale una metropoli contraddistinta da grande potere o influenza, oltre che da una maggiore densità.

Le imprese realizzano uno stretto legame con le funzioni di alto livello (banche, centri ricerca etc) e qui convergono e si connettono i nodi delle principali reti globali.

Secondo Sassen (1992) esse operano:

• Come punti direzionali di organizzazione dell’economia globale
• Come località chiave per le società di servizi finanziari e specialistiche
• Produzione di innovazione in settori avanzati e non
• Come mercati per prodotti ed innovazioni create
• Come ambiti di multiculturalità

Le caratteristiche funzionali di ogni città globale sono:

• Hanno le principali sedi di multinazionali
• Hanno un mercato finanziario di livello internazionale
• Hanno un elevato livello di dotazione infrastrutturale
• Si trovano strutture scientifiche e ricerca innovative
• Gli organi politici ed economici sono di livello internazionale


03/03/11

Localizzazione (sintesi conclusiva) Funzioni Direzionali

E’ l’insieme delle funzioni di pianificazione e controllo, marketing, finanza ed amministrazione e controllo.
Esse sono concentrato nella sede principale dell’impresa, nelle regioni maggiormente sviluppate e nei centri urbani di maggiori dimensioni.
Essendo necessari contatti face to face frequenti fra queste funzioni, il miglioramento degli strumenti di comunicazione e trasporto ha facilitato dispersione e decentramento delle attività direttamente produttive.

Il vantaggio della loro localizzazione nelle zone dette sopra porta a tre vantaggi:

1. Maggiore possibilità di contatti personali interaziendali
2. Maggiore disponibilità di servizi specializzati per l’impresa
3. Maggiore connettività


25/02/11

Localizzazione della funzione di Ricerca&Sviluppo

Fornisce supporto tecnico ed innovativo ai processi e ai prodotti dell’impresa, in particolare:

• Ricerca: studi ed analisi rivolti ad incrementare le conoscenze sai scientifiche che tecniche
• Sviluppo: proseguimento logico dell’attività di ricerca

La parola magica è Innovazione, infatti è questa l’obiettivo della funzione R&S, innovare.
Essa è l’utilizzo commerciale (coronata da successo) di una conoscenza tecnico-scientifica da parte di un’impresa (invenzione). Può essere:

• Di un prodotto
• Di un processo
• Radicale: prodotto o tecnica radicalmente nuova
• Incrementale: continui miglioramenti di un’innovazione radicale già introdotta con successo

Fattori R&S: lavoro (specializzato e conoscenze tecniche/formazione), capitale (disponibilità e capacità di investimento mirato), dimensione impresa (grande o rete di medie/piccole imprese), patrimonio d’impresa (conoscenze e capacità innovativa), patrimonio territoriale (conoscenze acquisite, capacità imprenditoriali e relazionali).
Essi sono diversamente distribuiti nei contesti territoriali.

Impresa Innovativa: investe in ricerca e sviluppo. Questa cosa richiede:

• Forza lavoro altamente qualificata
• Investimenti cospicui a redditività differita nel tempo e ad alto rischio

L’innovazione è trasferibile attraverso: licenze su brevetti e marchi, cessione e scambio di know-how, creazione di joint-venture.


LOCALIZZAZIONE R&S

Vicinanza a università e centri di ricerca specializzati, disponibilità di venture capital (capitale di rischio), efficiente sistema di infrastrutture e comunicazione, economie di urbanizzazione, diffusione e diversificazione di servizi per le imprese….

E’ necessaria la loro interazione nello spazio, ovvero l’attivazione di un processo sinergico; il miglioramento tecnologico è frutto di un’azione congiunta di diversi attori economici e non.
I Luoghi sono, ad esempio. Silicon Valley, Route 128, Cambridge.

Anche la R&S ha un comportamento localizzativo differenziato: l’89% degli investimenti nel 2008 sono avvenuti in USA, UE e Giappone. Le prime 15 imprese nel 2007 sono in questi paesi.

13/02/11

Localizzazione produzione ed internazionalizzazione


LOCALIZZAZIONE PRODUZIONE

E’ un fenomeno recente (negli ultimi 20 anni) in cui vi è una crescente frammentazione della produzione (esternalità dei segmenti significativi) e la catena di valore ha una estensione globale.
E’ stato agevolato dalla riduzione delle tasse doganali e dei costi di trasporto, oltre che dalla diffusione delle ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione): esse favoriscono la gestione della rete lunga di produzione grazie ad applicativi che diminuiscono i costi del coordinamento tra gli operatori della rete, attenuano la frizione dello spazio e rendono ovunque meno vincolante e necessaria la contiguità geografica tra le imprese.
Vi è quindi un ispessimento del mercato, più produttori specializzati, minor costi di uso del mercato, in particolare minor costi per le imprese che effettuano investimenti specifici.

Vi è una nuova divisione interna del lavoro: distensione spaziale delle attività produttive manifatturiere. Nascono le “Commody Chains”, ovvero reti internazionali che collegano le attività di produzione-lavoro e consumo-distribuzione.
L’azienda viene più coinvolta, infatti all’estero non ci va solo per vendere, ma anche per localizzare tutti (o una parte) dei reparti. Tutti vengono a contatto con l’ambiente internazionale.

INTERNAZIONALIZZAZIONE

L’internazionalizzazione è oramai una via obbligata per acquisire un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo.
Necessita di una strategia: scelta di posizionamento spaziale dell’impresa che le permette di ottimizzare la distribuzione del suo processo di creazione del valore su diversi mercati esteri per mantenere il vantaggio competitivo.
E’ nato anche il concetto di produzione internazionale integrata: i vari pezzi vengono prodotti in diversi paesi che poi, uniti ed assemblati, vanno a fabbricare il prodotto finale.
Assieme alla localizzazione, vi è quindi un altro aspetto, chiamato Delocalizzazione, che consiste nello spostamento della produzione da imprese poste sul territorio di un determinato paese ad altre localizzate all’estero.

10/02/11

Il Modello Fordista e il Postfordismo



FORDISMO

Il modello fordista si è sviluppato fino agli anni 70 dello scorso secolo. Lo scopo era quello di internalizzare per sfruttare le economie di scala che, come abbiamo visto, diminuiscono i costi. Le strutture erano gerarchizzate.

Si distinguere 3 relazioni:

1. Rispetto a Sistema delle Attività Produttive: produzione di massa standardizzata (massima quantità di prodotti uniformi ottenuti con la catena di montaggio); grande e dominante impresa centralizzata, con segmenti separati di processi produttivi, mansioni e pianificazioni di produzione di lungo periodo
2. Rispetto a Stato e Mercato: partecipazione diretta dello Stato (ENI, FS…); sostegno alle grandi imprese da parte dello Stato con assunzione dei costi delle economie esterne; politiche economiche a sostegno della domanda (incentivi); mercato prevalentemente nazionale
3. Rispetto al Territorio: concentrazione su aree dotate di infrastrutture materiali (di solito trasporti); indifferenza verso condizioni ambientali ed ecologiche; indifferenza verso la presenza di risorse immateriali (ad esempio: risorse umane qualificate)

Caratteristiche: grande dimensione degli impianti, grandi investimenti di capitali, integrazione verticale al ciclo produttivo, produzione beni di massa, Taylorismo (catena di montaggio), apposito sistema di regolazione capitalistico (welfare state), concentrazione funzioni produttive in spazi ristretti, economie di scala, economie di agglomerazione, predominio del settore industriale.

POST FORDISMO

Negli anni 70 tutto questo però entra in crisi, arrivando così al “Post Fordismo” detto anche “Capitalismo Post-Industriale”. Questo modello metteva al centrò il concetto di “flessibilità”, che andata in contrapposizione al concetto di “rigidità” che aveva contraddistinto il Fordismo.
Il Post Fordismo caratterizza i paesi industrializzate, influenzandone anche i rapporti con gli altri paesi. E’ caratterizzato dalla produzione di beni differenziati in modo flessibile nel mercato del lavoro, nell’organizzazione della produzione o di quella territoriale, innovazione tecnologica e cicli economici.

Trasformazione Produzione: varietà di forme organizzative flessibili, nuove possibilità di scomposizione dei cicli produttivi, grandi imprese multinazionali, nuova domanda di beni personalizzati e qualitativi.

Nuovo Ruolo del Territorio: luogo in cui sono sedimentari specifici connotati naturali, storici, sociali e culturali. Storper (1998) ha definito il territorio anche come luogo in cui si scambiano anche beni relazionali. E’ il luogo in cui esistono economie esterne all’impresa ma interne ad esso, uniche e difficili da replicare in altri posti.
Il territorio è protagonista della vita dell’impresa.
Essendo diversificato, vi è una evidente frammentazione geografica di filiere produttive e funzioni aziendali.
L’impresa deve saper sfruttare le opportunità localizzative e i vantaggi che il territorio mette a disposizione. Diviene più aperta e mobile rispetto al passato: l’attività è globale, i modelli spaziali sono differenti infatti nasce il concetto di impresa-rete (vi sono reti di imprese collegate fra di loro9 e le funzioni aziendali non sono più concentrate tutte assieme.

09/02/11

Economie esterne, di localizzazione, di urbanizzazione e diseconomie




ECONOMIE ESTERNE

Il territorio contribuisce a ridurre i costi di produzione senza dover aumentare la scala di produzione. E’ un generatore di esternalità per le imprese. .
Mashall (1890): le economie esterne sono effetti territoriali che l’impresa non produce ma che può utilizzare a suo vantaggio.

L’impresa ottiene economia senza mutare la scala di produzione grazie alla condizione spaziale specifica in cui sono inserite le attività economiche.
Si possono dividere in base a due aspetti:

• Economie esterne all’impresa ma interne al settore produttivo: sono economie determinate dalla localizzazione concentrata di imprese appartenenti allo stesso settore produttivo
• Economie esterne sia all’impresa che al settore produttivo: sono economie

ECONOMIE DI LOCALIZZAZIONE

Esse recano vantaggi tra le attività economiche dello stesso settore industriale, attraverso:
bacino di lavoro specializzato, sviluppo imprese specializzate in forniture, contatti face to face, scambio di informazioni e conoscenze, sviluppo interdipendente tra imprese, ambiente di concorrenza, vantaggi di produzione e manutenzione impianti, ricerca e sviluppo, riduzione dei costi di transizione, creazione di aree industriali, competenza e formazione di manodopera specializzata.

ECONOMIE DI URBANIZZAZIONE

Le imprese di settori diversi si localizzano nello stesso luogo. Questo comporta: riduzione costi di trasporto, diversificata disponibilità di beni e servizi, maggiore quantità e qualità degli input, maggiore connettività, maggiore scambio di conoscenze, diversità, creatività, multiculturalità, maggiori servizi.

DISECONOMIE

Il territorio però può presentare anche delle diseconomie, ovvero svantaggi per l’impresa:

• Diseconomie di Localizzazione: maggiore concorrenza del settore, che porta a costi maggiori della manodopera
• Diseconomie di Urbanizzazione: maggiore costo di terreno, lavoro, maggiore congestione, inquinamento, costi di trasporto….


07/02/11

Localizzazione dell'impresa: la produzione





Nella teoria classica essa dipendeva da una serie di fattori.

• In Epoca Industriale: vicinanza materie prime, manodopera e dei mercati per la commercializzazione.
• Con l’evolversi delle tecnologie e della comunicazione: vicinanza alle vie di comunicazione, mentre agli altri tre viene data meno importanza.

Vi sono però ancora 2 concetti base utili della teoria classica:

1. Fattori di Localizzazione: esistono alcuni elementi geografici distribuiti sul territorio in grado di attirare, favorire la nascita e lo sviluppo, generando vantaggi alle imprese
2. Concentrazione Spaziale delle Imprese: tendenza delle imprese di localizzarsi tutte vicino

Funzione di Produzione:

O = f (K, L, Q, T)

Dove:
• O = Output del sistema aziendale
• K = Fattore terra
• L = Fattore lavoro
• Q = Fattore capitale
• T = Fattore tecnologia e organizzazione

I fattori di produzione (possiedono diversi gradi di mobilità) non sono ubiquitari; sono diversamente distribuiti nei contesti territoriali.

LA PRODUZIONE

Per produrre si sostengono dei costi. Essi possono essere ridotti per aumentarne il profitto. Un modo per ridurre i costi di produzione è aumentando la scala di produzione: si ottengono economie di scala interne.
Le Economie di Scala Interne sono riduzioni del costo medio unitario (= costi fissi&variabili/quantità di output) generate da una maggiore dimensione della produzione.
Si ha una produzione con rendimenti crescenti: più fattori produttivi portano a più prodotti realizzati in proporzione (raddoppiando L e K si ottiene più del doppio della produzione di O).

Costi Fissi di Produzione

Essi non dipendono dalla produzione in quanto insiti nella struttura aziendale. All’aumentare delle quantità prodotte non vi è una corrispondente aumento di questi costi.

Fattori che Determinano le Economia di Scala Interne

Costi fissi, manodopera e/o macchinari più specializzati, lotti di produzione più lunghi, linee di produzione separate, maggiore efficienza nella gestione delle scorte, sconti sugli input produttivi (dovuti ad acquisti in quantità).

06/02/11

Le aree di mercato



Per comprenderle bisogna ricorrere al modello delle località centrali. I concetti fondamentali sono:

• Località centrali (centri che servono il territorio circostante)
• Valore di soglia di un bene o servizio (quantità minima delle vendite)
• Portata di un bene o servizio (raggio area di mercato del bene/servizio, legato alla distanza dal centro e relativi costi di trasporto)

I rapporti tra le località centrali di livello differente avvengono secondo una regola precisa detta “Sistema K”: k indica quanti centri di organi inferiore sono serviti da uno immediatamente superiore. Il numero dei centri varia a seconda della funzione:

• k = 3: principio dell’ottimizzazione del mercato: l è superiore de serve se stesso e le altre due inferiori
• k = 4: principio dell’ottimizzazione del traffico: l è superiore de serve se stesso e le altre tre inferiori
• k = 7: principio dell’ottimizzazione amministrativa: l è superiore de serve se stesso e le altre sei inferiori

Forma delle Aree di Mercato

L’obiettivo dell’impresa è ingrandire le aree di mercato, quindi l’ipotesi di ottimizzazione del mercato non è verosimile; inoltre va considerato che le aree (esagonali) assumono forme differenti a seconda delle caratteristiche del mercato.


Localizzazione delle attività terziarie: Christaller




La località centrale può essere definita come il luogo in cui si concentra l’offerta di beni e servizi in funzione di un determinato territorio che ne costituisce l’area di mercato.

Gli assiomi sono: superficie isotropica uniforme, distribuzione popolazione uniforme, stessa quantità di popolazione per ogni città, comportamento razionale degli agenti economici…..no profitti eccedenti.

Funzioni delle località centrali: possiedono un’organizzazione che risponde a funzioni multiple, che vengono definite basiche (popolazione locale e anche territori più grandi: grande distribuzione)
e non basiche (solo popolazione locale: distribuzione al dettaglio).

Domanda e Prezzo di un bene:

Funzione del prezzo: D = Do – δd

dove:
• D: quantità bene/servizio
• Do: quantità domandata in assenza di costi di trasporto
• δd: fattore di correlazione legato ai costi di trasporto

In un Bene Normale, la domanda diminuisce all’aumentare della distanza (essa incrementa il prezzo effettivo).

Prezzo effettivo = prezzo bene/servizio + costo di trasporto
Pe = P + rd

03/02/11

Teoria della localizzazione delle attività industriali di Weber



Con la rivoluzione industriale, ricchezze e valore aggiunto si ebbero nelle industrie e nelle città, non più solo con l’agricoltura. La localizzazione è importante per i costi di produzione industriale: l’obiettivo è quelli di minimizzare i costi di trasporto.

I costi dell’impresa che dipendono dalla localizzazione sono: materie prime, energia, trasporti e salari.

Nel 1909 Weber formula la sua teoria: il territorio è caratterizzato da: uniformità del saggio d’interesse, costi di lavoro compensi e costi del terreno, uniformità e proporzionalità alla distanza dei costi unitari di trasporto.
La distanza è calcolata considerando la fonte delle materie prime, il punto di lavorazione ed il mercato di sbocco.
Le risorse sono formate da: risorse minerarie, acqua perdenti peso, netti.
Il modello vuole rispondere al problema di individuare il luogo in cui localizzare l’industria minimizzando i costi dipendenti dal luogo.
I soggetti sono piccoli imprenditori che vogliono massimizzare il profitto.
Se i costi di trasporto fossero uguali, gli impianti si posizionerebbero ove i costi sono minimi.
Per ogni produzione i costi di trasporto sono funzione di distanza e peso.
Vi sono tre luoghi: luogo delle materie prime, dell’energia e del consumo.
L’industria andrà a localizzarsi nel punto di minimo trasportazionale (luogo ottimale di localizzazione) individuabile all’interno di un triangolo localizzatore.

Si posiziona:

• Nel baricentro geometrico del triangolo quando il costo di trasporto delle materie prime è uguale a quello dell’energia ed entrambi sono uguali al costo di trasporto del prodotto finito dalla fabbrica al mercato. La condizione è che sia le materie prime che l’energia non perdano peso durante il processo di trasformazione
• Più vicino ai luoghi delle materie prime, quando queste perdono peso durante il processo di trasformazione
• Più vicino al mercato di sbocco, quando i prodotti finiti acquistano peso o volume rispetto alle materie prime impiegato per la loro fabbricazione

Nella realtà il baricentro si determina con il “poligono dei pesi”: i lati sono proporzionali ai pesi di materie prime, fonti di energia e prodotti finiti. Calcolando gli angoli interni e supplementari si fissa il baricentro all’interno del poligono.
Se più imprese producono lo stesso bene la localizzazione avverrà nelle vicinanze del punto di minor costo totale di trasporto. Esistono più luoghi in cui esso si trova, e più luoghi in cui il costo totale di trasporto è uguale.
Essi vengono rappresentati attraverso:

• Isotime: curve di uguale costo di trasporto
• Isodapani: curve di uguale costo totale di trasporto


31/01/11

Localizzazione delle attività agricole: Von Thunen

Von Thunen è l’autore della “Teoria dello Stato Isolato” (1826).
Studia gli effetti della presenza di un solo mercato urbano centrale e la distribuzione delle colture in uno spazio omogeneo. E’ un modello semplificato delle attività primarie.
Il valore della terra non è solo in base alla fertilità, ma anche alla distanza dal mercato (costi di trasporto).
La rendita è data:

R = E (p – kf) – A

dove:

• E: prodotto di un’unità di superficie
• p: prezzo di mercato
• k: distanza dal mercato
• f: costo unitario di trasporto
• A: costo della coltivazione

Le ipotesi della teoria sono: vi è uno stato isolato (grande pianura isolata), una città di riferimento nello stato isolato, un territorio con fertilità uniforme (isomorfismo, questo comporta costi di produzione e sostentamento unitario e costanti), uno scambio di prodotti con strade di uguale viabilità (perfetta), trasporto a cura di produttori.

Il modello utilizzato è quello del suolo a zone (fasce) concentriche.
Determinanti: distanza dal luogo di produzione dal mercato (discriminante da cui dipende il valore dei terreni); costi di trasporto (a carico dei produttori ed influiscono sulla rendita).

La funzione di produzione sarà:

R = rp – (rdf + c)

dove:
• rp: ricavi di vendita
• df: costi di trasporto
• rdf: costi totali di trasporto


• c: costi di produzione

29/01/11

Introduzione alla Localizzazione



L’attività economica nasce, cresce e si sviluppa nello spazio. I diversi soggetti economici scelgono quindi la propria localizzazione.
Le risorse produttive e i mercati sono distribuiti in modo disomogeneo sul territorio (alta concentrazione o elevata dispersione). Il disequilibrio nella distribuzione geografica delle risorse e delle attività economiche implica differenti capacità di controllo sullo sviluppo, differenti livelli di ricchezza e di benessere, oltre ad una differente remunerazione ed impiego dei fattori produttivi.

Lo spazio è fonte di vantaggi e svantaggi di natura economica.

La teoria della localizzazione studia i meccanismi economici sottostanti la distribuzione delle attività nello spazio. In essa il concetto di spazio è puramente geografico: si definisce infatti uno spazio fisico-metrico (influisce sui costi di trasporto e condiziona le scelte localizzative di spartizione del mercato).
Essa spiega la distribuzione delle attività nello spazio analizzando i fattori che influenzano la localizzazione delle singole attività.



I modelli della teoria si basano su logiche differenti:

1. Massimizzazione dei Profitti (identificano le aree di mercato delle imprese)
2. Minimizzazione dei Cosi (interpretano la scelta localizzativa delle imprese)
3. Accessibilità del mercato finale (identificano le aree di produzione)


1) Modelli che hanno l’obiettivo di individuare le aree di mercato delle imprese agricole, ovvero la suddivisione di un mercato spaziale tra i diversi produttori sulla base dell’ipotesi si una domanda omogeneamente distribuita sul territorio e una scelta localizzativa puntiforme dell’impresa. La logica è ottenere la massima rendita riducendo i costi di trasporto. Un esempio è la teoria di Von Thunen (localizzazione delle attività agricole)
2) I modelli di localizzazione si distinguono sulla base delle ipotesi sulla struttura spaziale della domanda e dell’offerta che rispecchiano gli obiettivi perseguiti. Essi interpretano la scelta localizzativi dell’impresa nell’ipotesi di un mercato finale e delle materie prime puntiformi a localizzazione data: la scelta localizzativa si basa su una logica di minimizzazione dei costi d trasporto tra localizzazioni alternative. Un esempio è la teoria della localizzazione industriale di Webber.
3) Modelli che hanno l’obiettivo di individuare i sistemi urbani (organizzazione spazio urbano attraverso la distribuzione della popolazione e i fornitori dei servizi). La domanda è omogeneamente distribuita nello spazio e si cerca di dimostrare che anche l’offerta è razionale alla fornitura di servizi. La logica è quella di ottenere il massimo profitto. Un esempio è la teoria della localizzazione delle attività terziarie di Christaller (teoria della gerarchia urbana).

Secondo i modelli classici della localizzazione, la produzione si svolge all’interno di imprese intese come scatole chiuse che, ricevuti input, forniscono output in maniera più o meno efficiente.

22/01/11

Definizione di Impresa, dimensione, profitto, catena di valore, vantaggio competitivo e diamante competitivo



DEFINIZIONE DI IMPRESA

Sotto il profilo giuridico, l’impresa è un’attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e/o servizi. L’imprese deve svolgere l’attività con specifiche modalità di svolgimento (economicità, organizzazione, professionalità) al fine di realizzare il proprio oggetto (produzione/scambio di beni/servizi).
Dal punto di vista economico, bisogna aggiungere che deve essere gestita in modo tale da avere, nel lungo periodo, la copertura dei costi con i ricavi, in modo da produrre, e non consumare, ricchezza.


DIMENSIONE DELL’IMPRESA

Le imprese possono essere di varie dimensioni. L’OCSE individua le classi d’imprese in base al numero di addetti:

• Micro imprese (meno di 10)
• Piccole imprese (tra 10 e 50)
• Imprese medio piccole (tra 50 e 100)
• Medie imprese (tra 100 e 500)
• Grandi imprese (più di 500)

La UE ha, oltre al numero degli addetti, anche il fatturato annuo ed il totale del bilancio per classificare le dimensioni delle piccole-medie imprese (PMI), a cui l’Italia (DM 18 aprile 2005) si è adeguata:

• Hanno meno di 250 occupati
• Hanno un fatturato annuo non superiore a 50 milioni oppure un totale di bilancio annuo inferiore ai 43 milioni di euro

Le piccole imprese:

• Hanno meno di 50 occupati
• Hanno un fatturato oppure un totale di bilancio annuo inferiore ai 10 milioni di euro

Le micro imprese:

• Hanno meno di 10 occupati
• Hanno un fatturato oppure un totale di bilancio annuo inferiore ai 2 milioni di euro



Tutte le imprese ricercano nella propria attività l’efficienza, e mirano alla realizzazione del profitto, quest’ultimo può essere influenzato dai mutamenti che esse subiscono dall’ambiente esterno.

L’ambiente esterno (in particolare il macroambiente) è instabile, turbolento e soggetto anche a mutamenti radicali, in particolare dati dallo sviluppo tecnologico, il quale condiziona in maniera significativa l’organizzazione della produzione. Oltre a questo bisogna aggiungere i cambiamenti politici, socio-culturali e gli stessi rapporti economici.

PROFITTO

La produzione d’impresa è data da:

P = P’ + Q + Rl + Ri + Rp

Dove:

P: produzione dell’impresa
P’: materiali impiegati e servizi utilizzati
Q: quote di ammortamento
Rl: remunerazione lavoro
Ri: remunerazione capitale
Rp: profitto

Da cui:

Rp = P - P’- Q - Rl - Ri


L’impresa deve agire per modificare la remunerazione del capitale di rischio (e quindi del profitto) al fine di rispondere ai cambiamenti che mettono a rischio la sua efficienza.

In riferimento all’equazione precedente, esistono 3 possibili azioni: sul sistema delle variabili, sulla sostituzioni delle stesse, oppure sulla configurazione spaziale dell’attività.

La terza azione introduce una nuova variabile nell’equazione: lo spazio. Questo si ha in quanto esistono dei vantaggi per l’impresa che sono forniti dalla localizzazione spaziale.

CATENA DI VALORE, VANTAGGIO COMPETITIVO E DIAMANTE COMPETITIVO

La catena di valore (denominata così da Porter) è l’insieme delle attività con le quali l’impresa crea valore. Essa è composta da attività primarie (logistica in entrata, produzione, logistica in uscita, marketing e vendite, servizi post vendita) e da attività di supporto (infrastruttura aziendale, risorse umane, sviluppo tecnologico, acquisti).
Questa mira a descrivere l’insieme delle relazioni cooperative e competitive che vanno a generare il vantaggio competitivo (eventuale) dell’impresa nel settore in cui essa opera.

Il vantaggio competitivo è il risultato di una strategia che permette all’impresa di assumere una posizione favorevole (duratura nel tempo) nei mercati in cui essa opera, la quale comporta una maggiore redditività rispetto ai concorrenti effettivi e potenziali.

Porter ha definito anche un modello che definisce gli elementi che determinano il vantaggio competitivo: il diamante competitivo. In esso assumono rilevanza esplicita alcune caratteristiche dei contesti territoriali in cui l’impresa opera.
Questo concetto vale per le nazioni, ma può essere esteso a qualunque scala amministrativa o spazio geografico. Porter ha elaborato quindi un quadro interpretativo dell’azione imprenditoriale che sottolinea l’interdipendenza tra impresa e territorio in cui è inserita.
Grazie a tutto ciò, si è riconosciuta la rilevanza che assume il territorio, che viene visto come un insieme di fattori che influenzano le capacità competitive dell’impresa.


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