29/06/10

Il consumo non spinge l'economia

Voglio segnalarvi questo articolo che reputo molto molto interessante e didattico sotto molti punti di vista.

IL CONSUMO NON SPINGE L'ECONOMIA

Il consumo spinge l'economia,” nel rosario keynesiano recitato quotidianamente dai media di regime, è una delle frasi-chiave più ripetute, tanto che un calo nei consumi è subito interpretato come foriero delle peggiori catastrofi, da contrastare immediatamente con consistenti iniezioni di denaro nel mercato.

Mark Skousen, autore del libro The Making of Modern Economics recentemente premiato come miglior testo accademico del 2009, svela in breve la fallacia insita in questo sillogismo.
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Di Mark Skousen


“La spesa di consumo rappresenta più del 70 per cento dell'economia e solitamente spinge la crescita in una ripresa economica.”

“I consumatori spingono l'economia,” New York Times, 1° maggio 2010

Ogni trimestre, quando il governo pubblica i suoi ultimi dati sul P.I.L., sentiamo il solito ritornello:

“Quello che fa il consumatore è vitale per la crescita economica.”

“Se il consumatore comincia a risparmiare e smette di spendere, abbiamo un grosso problema.”

“La spesa di consumo rappresenta il 70 per cento dell'economia.”

Quest'ultimo “fatto” viene ripetuto regolarmente nelle news dalla Associated Press, dal Wall Street Journal e dal New York Times.

La verità è che la spesa di consumo non rappresenta il 70 per cento dell'attività economica e non è il sostegno dell'economia degli Stati Uniti. Ad esserlo sono gli investimenti! La spesa commerciale su beni capitali, la nuova tecnologia, l'attività imprenditoriale e la produttività sono più significativi della spesa di consumo nel sostenere l'economia ed un più alto tenore di vita. Nel ciclo economico, la produzione e l'investimento conducono l'economia dentro e fuori dalle recessioni; la domanda al dettaglio è la componente più stabile dell'attività economica.

Garantito, la spesa di consumo personale rappresenta il 70 per cento del prodotto interno lordo, ma i giornalisti dovrebbero sapere dalla prima lezione di economia che il P.I.L. misura soltanto il valore della produzione finale. Omette deliberatamente un bel pezzo di economia – la produzione intermedia e i beni parziali nelle varie fasi di produzione – per evitare il doppio computo. Ho calcolato che la spesa totale (vendite o ricevute) in tutte le fasi dell'economia è più del doppio del P.I.L. (usando le ricevute commerciali lorde compilate annualmente dall'IRS). Con questa misura – che ho definito spesa interna lorda, o SIL – il consumo rappresenta soltanto il 30 per cento circa dell'economia, mentre l'investimento aziendale (produzione intermedia compresa) rappresenta oltre il 50 per cento.

Quindi la verità è proprio il contrario: la spesa di consumo è l'effetto, non la causa, di una sana economia produttiva.


L'importanza della legge di Say

Nel mercato prevale questa verità: è l'offerta – non la domanda – a spingere l'economia. Il risparmio, la produzione ed i progressi tecnologici sono le chiavi della crescita economica. Questo principio è stato scoperto e sviluppato dal brillante economista francese Jean-Baptiste Say nel primo diciannovesimo secolo ed è conosciuto come legge di Say. In effetti, egli inventò la parola “imprenditore” per descrivere il principale catalizzatore della performance economica.

La vendita al dettaglio è un indicatore economico guida? Ogni mese il Conference Board rilascia i suoi Indici Economici Guida per gli Stati Uniti ed altri nove paesi. I dieci indici guida degli Stati Uniti sono:
nuovi ordini dei fornitori
permessi di costruzione
dati sulla disoccupazione
ore settimanali medie di produzione
massa monetaria reale
prezzi delle azioni
la curva di rendimento
nuovi ordini per i beni di investimento al netto degli ordini riguardanti il comparto della difesa
prestazione dei venditori
indice delle aspettative dei consumatori
Come potete vedere, quasi tutti gli indici sono legati agli stadi iniziali della produzione e dell'attività economica.

L'ingannevole indice della fiducia dei consumatori

Che dire dell'indice della fiducia dei consumatori che i media evidenziano ogni mese? La verità è che il titolo è ingannevole. Le domande poste ai consumatori riguardano più le condizioni del mercato che l'attitudine verso la spesa. Queste sono le domande poste ai consumatori per determinare le loro “aspettative”:
Le attuali condizioni del mercato sono buone, cattive, o normali?
Vi aspettate che le condizioni del mercato saranno buone, cattive, o normali nei prossimi sei mesi?
Attualmente i posti di lavoro sono abbondanti, non così abbondanti, o difficili da ottenere?
Prevedete che i posti di lavori saranno più abbondanti, non così abbondanti, o difficili da ottenere nei prossimi sei mesi?
Progettate di comprare un'auto/casa/elettrodomestico nuovo/usato [nota: questi sono tutti beni di consumo durevoli, non diversi dai beni capitali durevoli] entro i prossimi sei mesi?
Statee progettando una vacanza negli Stati Uniti o all'estero entro i prossimi sei mesi?
In altre parole il molto pubblicizzato indice della fiducia dei “consumatori” è più una previsione dei consumatori sul mercato, l'occupazione ed i beni durevoli che sulla “vendita al dettaglio” e sulla spesa di consumo. Non fa alcuna domanda su cibo, vestiti, intrattenimento ed altri acquisti di breve termine, perché queste spese raramente cambiano da un mese all'altro.

La realtà è che il vero indicatore di tendenza dell'economia e del mercato azionario è la spesa d'investimento e commerciale. Se volete sapere dov'è diretto il mercato azionario, dimenticatevi i grafici della vendita al dettaglio e della spesa di consumo. Osservate la fabbricazione, la spesa per gli investimenti, i profitti corporativi ed i profitti da produzione.

Guardatevi dalla legge di Keynes

Il motivo per cui sentiamo così tanto parlare dei consumatori è perché i media e i commentatori politici vivono ancora sotto l'incantesimo dell'economia keynesiana, che insegna che la domanda crea l'offerta. La legge di Keynes è esattamente l'opposto della legge di Say (l'offerta crea la domanda). Secondo i keynesiani, la spesa di consumo guida l'economia ed il risparmio è un male quando l'economia è in una contrazione di breve termine.

In realtà, l'aumento di risparmio può effettivamente stimolare l'economia, anche se la spesa di consumo è anemica. Un recente studio della Fed di St. Louis ha concluso che a breve scadenza, “un più alto tasso di risparmio nel quarto corrente è associato con una crescita economica più veloce (non più lenta) nei quarti correnti e prossimi” (Daniel L. Thornton, Personal Saving and Economic Growth,” Economic Synopses, St. Louis Fed, 17 dicembre 2009).

Come è possibile questo? Quando la gente risparmia di più, i tassi di interesse scendono e le aziende possono permettersi di sostituire i loro vecchi macchinari con nuovi strumenti, spendere di più su ricerca e sviluppo, o sviluppare nuovi processi produttivi. Così anche se la spesa di consumo può rimanere bassa, la spesa commerciale può compensare quel rallentamento. Ricordate, in un'economia dinamica la decisione delle aziende di spendere più fondi d'investimento ed impiegare più lavoratori è una funzione sia della domanda dei consumatori presente che di quella futura. E non dimenticate che, durante una recessione, i profitti corporativi recuperano spesso per primi, senza un aumento nella domanda dei clienti, perché le aziende possono amplificare i profitti riducendo i costi e le dimensioni.

A lungo termine nuove strategie aziendali e modelli di spesa aumentano la produttività ed abbassano i prezzi al consumo, il che significa che il potere d'acquisto del consumatore aumenta. Come conclude la Fed di St. Louis, “un più alto tasso di risparmio significa meno consumo [a breve scadenza], ma potrebbe anche provocare un maggiore investimento di capitali e, infine, un più alto ritmo di espansione dell'economia…. il tasso di crescita del P.I.L. reale è stato mediamente più alto quando il tasso di risparmio personale è aumentato rispetto a quando è sceso.”

Ve lo garantisco, la funzione definitiva dell'attività economica e imprenditoriale è di soddisfare i bisogni dei consumatori e le aziende di maggior successo sono quelle che soddisfanno i loro clienti. Ma la cosa più importante è: chi scopre i nuovi e migliori prodotti che i consumatori desiderano? Chi è il catalizzatore che determina la quantità, la qualità e la varietà di beni e di servizi? È stato il consumatore ad avere l'idea del personal computer, del SUV, del fax, del telefono cellulare, di Internet e dell'iPhone? No, queste realizzazioni tecniche sono venute dal genio di imprenditori creativi e dei risparmiatori/capitalisti che hanno finanziato le loro invenzioni.

20/06/10

Piccola Pausa

Piccola pausa causa esami e per un altro progetto che ho in mente nei prossimo giorni.
Il sito tornerà a riaggiornarsi a partire da martedì/mercoledì: finirò il sistema sanitario, metterò un piccolo articolo sul TFR, concluderò la parte di calcolo finanziario e metterò la parte di Politica Economica.

Restate sintonizzati!

15/06/10

Il sistema sanitario: le cause del fallimento del mercato assicurativo

Per poter far funzionare in modo corretto il mercato assicurativo bisogna che valgano tre condizioni: rischi individuali indipendenti, popolazione omogenea ed informazione simmetrica. Nel caso in cui queste condizioni non siano realizzate, il mercato assicurativo non funziona correttamente e si hanno i così detti "Fallimenti di mercato". In questo caso è d'obbligo l'intervento pubblico.

RISCHI INDIVIDUALI NON INDIPENDENTI

Nel caso in cui i rischi individuali non siano indipendenti, ma correlati (epidemie ad esempio), la variabilità del reddito della collettività rispetto al caso di assenza di assicurazione non si riduce e di conseguenza le imprese assicuratrici neutrali al rischio, che nel lungo periodo sono sempre in grado di offrire copertura completa dietro il pagamento di premi attuarialmente equi conseguendo profitti attesi nulli, nel breve periodo potrebbero incorrere in perdite tali da farle uscire dal mercato, in quanto le spese supererebbero i ricavi a causa della molteplicità di gente che si ammala contemporaneamente o quasi.

POPOLAZIONE NON OMOGENEA

Fino ad ora si è considerato che la probabilità di ammalarsi per tutta la popolazione fosse pari a π. In realtà il valore π varia all'interno di essa, infatti sarà più alta per gli anziani e gli ammalati cronici (vicino al valore 1, ovvero 100%) e più bassa per i giovani.
Nel caso di premi attuarialmente equi (p = π), il premio complessivo che anziani e malati cronici si troverebbero a pagare (pq) sarebbe prossimo al risarcimento q e quindi potrebbe essere insostenibile finanziariamente, determinando un pericolo di non pagamento all'azienda assicuratrice di una certa parte della popolazione.
Per queste categorie con π vicina all'unità, è necessario l'intervento pubblico.


INFORMAZIONE ASIMMETRICA

Essa si può verificare in due condizioni:
  • Selezione avversa: comporta l'inaffidabilità degli individui a basso rischio e l'incapacità di pagamento degli individui ad alto rischio
  • Azzardo morale
Per maggiori informazioni leggete questo post.

Per quanto riguarda la selezione avversa, la società assicurativa non sa se gli individui siano ad alto rischio di malattia oppure a basso, e quindi deciderà di stipulare un'assicurazione media. Questa però non sarà conveniente per gli individui a basso rischio, che usciranno dal mercato, di conseguenza le imprese saranno costrette ad aumentare di nuovo il premio fino a che resteranno solamente gli individui ad alto rischio, che però non saranno in grado di pagare premi così elevati.
Rothschild e Stiglitz nel 1976 propongono una soluzione al problema della selezione avversa, dimostrando che:
  • Non è possibile offrire a tutta la popolazione un contratto unico (pooling)
  • E' possibile arrivare ad una soluzione di equilibrio in cui gli individui si autoselezionano in base al tipo di contratto scelto (a copertura parziale e premio basso oppure a copertura totale e premio alto) se la percentuale degli individui a basso rischio è bassa (questo però comporta un equilibrio non ottimale, perché i bassi rischi godranno di una copertura solo parziale)
  • Se invece la percentuale degli individui a basso rischio è alta, non è possibile arrivare ad un equilibrio
Per quanto riguarda invece l'azzardo morale, in campo sanitario (sia pubblico che privato) esso implica una scarsa prevenzione e una sovraespansione della domanda. Gli assicurati non percepiscono il costo delle prestazioni che stanno richiedendo (specie nel caso di copertura completa) e possono chiedere più del necessario.
Per far fronte a ciò, occorre introdurre delle forme di compartecipazione (che deve essere limitata) al costo delle cure del tipo:
  • Introduzione di una coassicurazione : q = (1-h) d, dove h è la percentuale del danno a carico dell'assicurato.
  • Introduzione di un deducibile: q = d -f, dove f è l'importo a carico dell'assicurato (es. ticket)

A causa di questi problemi vi è la necessità dell'intervento pubblico dello Stato, sotto forma di:
  • Integrazione al mercato assicurativo offrendo copertura a coloro che vengono "scartati" dalle assicurazioni (troppo rischiosi: anziani, malati cronici) o che non sono in grado di pagare i premi (poveri)
  • Sostituzione al sistema di assicurazioni private istituendo un sistema sanitario pubblico con le caratteristiche prima evidenziate


14/06/10

Il sistema sanitario: il concetto di mercato assicurativo

Nel mercato sanitario, lo Stato può anche solo (come già detto)o sovrintendere all'attività dei mercati assicurativi o intervenire integrando i loro servizi quando sono considerati insufficienti.
E' necessario avere un'assicurazione sanitaria (sia essa pubblica o privata) principalmente per due motivi:
  • l'aleatorietà del bene salute
  • l'avversione al rischio delle persone: con "avverso al rischio" si intende un individuo che, possedendo un certo reddito certo, non vuole rischiare un guadagno superiore (investendo il reddito o una parte di esso) se questo comporta la possibilità di perdere il reddito certo (o una parte di esso) che già possiede.
Nel mercato sanitario, se un individuo non ha informazioni del suo stato di salute ed è avverso al rischio, deciderà di rinunciare ad una parte di reddito oggi per assicurarsi un reddito certo in futuro.

Per illustrare meglio il concetto di mercato assicurativo e di assicurazione sanitaria, si ipotizzi che:

w: potenzialità di reddito di un individuo
d: danno subito (riduzione del reddito per un evento negativo, es: malattia)
π: probabilità che accada l'evento negativo
1-π:probabilità che non accada l'evento negativo
W1 : reddito se non si realizza l'evento negativo (sto bene)
W2 : reddito se si realizza l'evento negativo (mi ammalo)

Si distinguono due casi:

  1. L'individuo non ha l'assicurazione: W1 = w con prob. (1- π) se non si ammala; W2 = w -d con prob. π se si ammala
  2. L'individuo ha l'assicurazione W1 = w - pq con prob. (1- π) se non si ammala; W2 = w - pq - d + q con prob. π se si ammala
Con:
q: risarcimento
p: premio per unità di materia assicurata (premio unitario)
pq : premio complessivo (da pagare)



Nel caso dell'individuo assicurato, si ha che:
  • Se q = d l'assicurazione si dice completa
  • Se d > q assicurazione si dice parziale
  • Se p = π il premio si dice attuarialmente equo
E' dimostrato che se ad un individuo viene proposta un'assicurazione dietro il pagamento di un premio attuarialmente equo, l'individuo sceglierà una copertura completa, ovvero se p = π, si ha che d = q.
Se p > π, l'individuo sceglierebbe una copertura parziale.



PERCHE' LE IMPRESE DOVREBBERO ASSICURARE CON PREMI ATTUARIALMENTE EQUI

Il profitto atteso dell'impresa assicuratrice con n assicurati identici (ipotesi più semplice) si calcola nel seguente modo:

Ricavo: n x p x q
Costo: n x π x q
Profitto atteso E(P) : Ricavi - Costi = n x p x q - n x π x q

Nel caso in cui valessero gli assiomi della concorrenza perfetta, con p = π il profitto atteso E(P) = 0.

I mercati assicurativi, in conclusione, risultano funzionare correttamente quando, in presenza di individui avversi al rischio, esistono delle imprese disposte a ridurre l'incertezza relativa alle loro possibilità di reddito in presenza di un evento negativo (malattia) dietro il pagamento di un premio assicurativo.



13/06/10

Il sistema sanitario: introduzione

Il sistema sanitario fa parte di un mercato particolare diverso da tutti gli altri, infatti qui si ha una limitata informazione e un diritto alla salute indipendente dal reddito che lo rendono peculiare rispetto agli altri mercati, di conseguenza non valgono gli assiomi del mercato concorrenziale.

Il sistema sanitario si suddivide in due grandi categorie: il "Modello Privatistico", fondato su un meccanismo assicurativo e il "Modello Pubblico", in cui vi è una partecipazione obbligatoria, un finanziamento attraverso imposte o contributi sociali (fiscalità generale), una copertura universale e delle prestazioni offerte da strutture pubbliche.


INTERVENTO DELLO STATO

Le modalità con cui lo Stato può intervenire nell'ambito sanitario sono molteplici:
  • Integra il meccanismo assicurativo privato
  • Sovrintende al funzionamento del mercato assicurativo
  • Interviene direttamente nel processo produttivo, permettendo però la concorrenza pubblico/privato
  • Coinvolgere tutta la popolazione nell’uso di strutture di cura pubbliche
  • Regolare l’accesso alla prestazione

Lo Stato interviene nella sanità in quanto vi è una forte presenza di asimmetrie informative che, come sosteneva Akerlof nel 1970) è la conseguenza principale del non corretto funzionamento del mercato.
Essa si manifesta poichè l'utente non è a conoscenza della qualità delle prestazioni in presenza di impossibilità di reiterazione dell'acquisto e gli stessi operatori sanitari (oltre che ai pazienti) non sono a conoscenza della qualità dei prodotti farmaceutici.
Lo Stato regolatore può quindi intervenire regolando l'accesso alla prestazione medica e con l'istituzione di divieti di concorrenza basata su prezzi e pubblicità e regolando la messa sul mercato dei farmaci da utilizzare.

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