23/04/11

i due aspetti del processo di marketing



Il processo di marketing si distingue in due fasi:

1. Marketing Strategico: approccio Analitico
2. Marketing Operativo: approccio Volontaristico

Le attività del marketing strategico si contraddistinguono in:

• Analisi dei Bisogni: comprensione del mercato di riferimento
• Segmentazione del Mercato: macro-micro segmentazione
• Analisi di Attrattività: l’impresa è in una condizione di vantaggio competitivo?

Le implicazioni del marketing operativo sono:

• Prodotto: multi caratteristiche, deve corrispondere ad ogni esigenza del cliente
• Distribuzione: buona accessibilità/visibilità
• Prezzo: costo monetario + costo non monetario (non quantificabile)
• Comunicazione: secondo diversa modalità (pubblicità, vendita, promozione)

Questo sforna il Programma di Marketing, ovvero gli obiettivi espressi in volumi di vendita da realizzare e budget.

22/04/11

L'orientamento del marketing al mercato



I principi suddetti devono essere una Filosofia di Gestione che coinvolge l’azienda e quindi valori condivisi da ogni area strategia aziendale.
• Si devono concretizzare nella Motivazione delle persone che vi operano.
• Analisi (marketing strategico): insieme di strumenti di analisi e previsione che vi operano
• Azione (marketing operativo): insieme dei mezzi di vendita per conquistare il mercato

PRESUPPOSTI PER L’ORIENTAMENTO AL MERCATO

Condizioni di applicazione:

• Sovranità del Cliente: egli opera in una condizione di “Libertà di Scelta”: si giunge per forza ad una Economia di mercato, che porta ad una Concorrenza sul mercato (pluralità di offerta che consente al cliente di scegliere.
• Scambio Concorrenziale su Base Volontaria: la concorrenza e quindi la competizione tutelano il consumatore da un eventuale abuso di potere da parte degli offerenti (monopolio, oligopolio).
Sociale: questa filosofia non si ispira a principi di agguerrita concorrenza tra gli offerenti. La concorrenza privata on deve esserci in quanto esaspera il divario Ricco-Povero
• Considerazioni Sociali e Relative alla Collettività: considerando le Diseconomie Esterne (es: inquinamento connesso ai processi di produzione) legate ai processi di consumo. A questo aspetto negativo corre in aiuto lo Stato attraverso la legislazione che ci consente di usufruire dei beni collettivi con un modello di solidarietà.

CONCETTI DI ORIENTAMENTO AL MERCATO NELLA TEORIA

COMPONENTI

ATTIVITA’

POSIZ. ORGAN. RESPONS.

Cultura

Filosofia di Gestione

Direzione Generale

Analisi

Riflessione Strategica

ASA

Azioni

Braccio Commerciale

Marketing



Questo schema per AoW non va bene!
La struttura è più semplice anche se potrebbe essere influenzata se fosse affiliata. Il punto forte è l’alta formazione del personale.

21/04/11

Introduzione al Marketing



Marketing = comunicazione, pubblicità che consiste nel Marketing Operativo (4 punti, marketing mix):

1. Prezzo
2. Prodotto
3. Distrubuzione
4. Promozione

Esempio negativo: venditore esasperato che vuole vendere un prodotto ad ogni costo.

Fare marketing = fare ricerche di mercato, ovvero interpretare ed analizzare la domanda:

• Comportamento del consumatore
• Segmentazione del mercato
• Redditività dei segmenti

L’approccio corretto è quello del Marketing Strategico: definisce tattiche operative in funzione della redditività.

Il marketing inoltre, influenza il comportamento del consumatore (promozione, persuasione, seduzione). Si potrebbe avere una visione negativa per l’alienazione ma così non è. Il consumatore è consapevole di avere un’idea etica del consumo (prodotti verdi, turismo responsabile, sostenibile) (Associazione consumatori).

18/04/11

I vantaggi della divisione internazionale del lavoro


(ti consiglio di leggere prima questo articolo)

Il capitale stabilisce per la maggiore il valore finale del bene, a differenza invece del lavoro che rende molto meno a causa del basso valore aggiunto. Da questo si evince che il valore aggiunto delle fasi estensive non è uguale (K>L).

In paesi F con alta componente L si avranno esportazioni in crescita, ma quelle nette saranno basse in quanto la maggior parte del loro valore è dato dalle importazioni.

La divisione internazionale del lavoro ha reso possibile ai consumatori di avere beni e servizi a prezzi minori rispetto a quelli che avrebbero producendo tutto in casa.
Ha permesso anche ai paesi di specializzarsi in una o più fasi: aperte imprese, assunti lavoratori che comporta un aumento della qualità di vita (producono e fanno quello che sanno fare relativamente meglio). Questo è l’origine della (sensibile) riduzione della povertà (sia assoluta che relativa).

Non tutti i paesi si sono però inseriti, come i paesi dell’Africa Centrale (le imprese non li hanno considerati): essi non possono beneficiare dei vantaggi degli scambi (non esportando nulla non possono nemmeno importare, se non a debito), il che porta anche alla mancanza della valuta estera.
Sono vincolati anche dal lato della crescita, non avendo il canale della domanda estera (canale più importante della domanda aggregata, la quale determina il reddito).

L’apertura al resto del mondo è stata la motivazione e il motore della crescita dei vari paesi , come è avvenuto in Italia negli anni ’50-’60.
Dopo la seconda guerra mondiale il fattore abbondante era la manodopera L (non qualificata), quindi quello era il vantaggio fattoriale, amplificato grazie all’organizzazione in Distretti (imprese dello stesso settore localizzate vicine).
Oggi vi è più capitale e lavoro un po’ più specializzato, ma il livello di istruzione è più basso degli altri paesi sviluppati.

Un paese sviluppato, risparmiando sulle fasi, guadagna quote di mercato in altri paesi aumentando il volume di vendite il che porta ad un maggior bisogno di lavoratori nella fase in cui si ha il valore aggiunto (ad esempio, più ideatori di capi in Armani, più commerciabili etc etc); al netto è benedico: il lavoro aumenta e si è attivi nel controllo della catena di valore. Chi controlla ha più capitale, più soldi e compra aziende estere (la Francia ad esempio, che ha de localizzato dipiù, compra aziende estere..anche italiane).


13/04/11

La Specializzazione verticale: teoria, pattern di commercio ed effetto sui salari

Per specializzazione verticale si intende (in parole semplici) la specializzazione a monte o a valle dei vari paesi, in cui nella fase a monte (U) serve ad esempio un’abbondanza di capitale (K) (e quindi verrà prodotta da un paese H con abbondanza dello stesso) e nella fase a valle (D) serve un’abbondanza di manodopera (L) (verrà prodotta da un paese F con abbondanza della stessa). Un esempio può essere la produzione di microchips.






Vengono così a crearsi i "Pattern di commercio":



Ovviamente vale anche l’opposto (ad esempio per i tessuti semplici), quindi avremo il grafico alla rovescia.

EFFETTO SUI SALARI

Queste differenze hanno effetti sui salari dei lavoratori stessi:

• Nei paesi industrializzati si ha un K elevato e un L più scarso, ma altamente qualificato
• Nei paesi non industrializzati si ha in contrario: poco K e L più abbondante (di solito poco qualificato
• L’Italia è un’eccezione, in quanto abbiamo K abbastanza elevato ma poco L e poco qualificato


Assumendo:

wq: lavoro più qualificato (maggiore in H)
wnonq: lavoro meno qualificato (maggiore in F)
I salari sono relativi, quindi in relativo wnonq è più alto in H (essendo più scarso) che in F.

Si avrà quindi che:

(Wnonq/Wq)H > (Wnonq/Wq)F

La disparità salariale nei paesi industrializzati è aumentata a discapito dei lavoratori generici. La soluzione è quella di riqualificare questi lavoratori in modo efficace (come ad esempio ha fatto la Germania)

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