30/09/09

Calcolo Finanziario: Capitalizzazione e Attualizzazione

CAPITALIZZAZIONE


-C ------------------------------------->+M=C+I

t ---------------------------------------T

C= Capitale corrente (iniziale)
M=montante
I=interesse

M= C + I

La Capitalizzazione sinteticamente significa che al tempo t si rinuncia ad un capitale C per poi disporre dell’importo M al tempo (futuro) T.

La durata dell’operazione si calcola: τ = T – t
Il Tasso di interesse, ovvero quanto rende il capitale investito C, è dato da: i(τ)= (M+C)/C, quindi I(τ )/C


Il fattore di montante è dato da: f(τ) = M(τ)/C; da cui segue M(τ) = C * f(τ)
Il fattore di montante, è quindi una funzione matematica che si utilizza per descrivere il comportamento nel tempo di una determinata legge finanziaria, nella quale si suppone che sia impiegato un capitale unitario, C, al fine di calcolarne, dopo un certo periodo di tempo, il montante e l'interesse accumulati.

Considerando l’interesse, se abbiamo:
  • Interesse Semplice: f(τ) = 1+i τ
  • Interesse Composto: f(τ) = (1+i ) τ
  • Interessi Anticipati: f(τ) = 1/(1-d τ)

ATTUALIZZAZIONE

+A ------------------------------------->-N
t ---------------------------------------T


N=nominale
A= valore attuale di N
D= sconto dell’operazione

A(τ) = N – D

L’Attualizzazione sinteticamente si può definire come una rinuncia all’importo nominale N a fronte di una disponibilità immediata pari ad A.

Il tasso di sconto si calcola: d(τ) = (N – A(C))/N

Il fattore di attualizzazione è dato da: Φ = A(τ)/N da cui segue che A(τ) = Φ(τ)*N
Il fattore di attualizzazione è quindi una funzione matematica che si utilizza per descrivere il comportamento nel tempo di una determinata legge finanziaria, nella quale si suppone in futuro si abbia a disposizione un capitale nominale, N, al fine di calcolarne, se si volesse ottenere subito, il capitale attuale che si verrebbe ad ottenere e lo sconto accumulati.

f(τ) e Φ(τ) sono reciprochi e sono detti Fattori Coniugati:
f(τ)= 1/Φ(τ)
Φ(τ) = 1/f(τ)

Da questo si deduce che anche gli interessi saranno :
  • Interesse Semplice: Φ(τ) = 1/(1+i τ)
  • Interesse Composto:Φ(τ) = 1/(1+i ) τ
  • Interesse Commerciale: Φ(τ) = (1-d τ)


I requisiti di f(τ) sono:
  • f(0)=1
  • f(τ)> o = a 0 per ogni τ
  • f(τ) è una funzione strettamente crescente di τ


I requisiti di Φ(τ) sono:
  • Φ(0)=1
  • Φ(τ)> o = a 0 per ogni τ
  • Φ(τ) è funzione decrescente di τ

29/09/09

Calcolo Finanziario: introduzione alle operazioni finanziarie

Le operazioni finanziarie si suddividono un due categorie:
  • Attualizzazione: rinunciare ad un importo futuro in cambio di uno che posso utilizzare immediatamente;
  • Capitalizzazione: rinunciare ad un importo che posseggo adesso in cambio di uno che potrò poi utilizzare in futuro;
REGOLE DI CALCOLO

I regimi finanziari si suddividono in: semplice, commerciale, composto.
L'applicazione si attua nei seguenti modi:
  • Calcolo di rendite (corrisposto periodicamente un importo costante;
  • Valutazioni di titoli obbligazionari;
  • Ammortamento di prestiti;
  • Problemi delle scelte di investimento;


26/09/09

Diritto privato: I diritti reali in generale e la proprietà


I DIRITTI REALI IN GENERALE E LA PROPRIETÀ

I DIRITTI REALI
Diritti su cosa materiale. Caratteri:
immediatezza (possibilità del titolare di esercitare direttamente il potere sulla cosa, senza necessità di cooperazione di terzi)
assolutezza (dovere di tutti i consociati di astenersi dall'interferire)
inerenza (opponibilità del diritto nei confronti di chiunque possieda o vanti diritti sulla cosa)

sono un numerus clausus
Diritti reali: ius in re propria (proprietà)
iura in re aliena (diritti reali su cosa altrui)
diritti reali di godimento superficie
enfiteusi
usufrutto
uso
abitazione
servitù prediali
diritte reali di garanzia pegno
ipoteca

LA PROPRIETÀ (riconosciuta e garantita dalla legge)
Proprietà attribuisce al titolare:
potere di godimento del bene (potere di trarne utilità, decidendo se, come e quando utilizzarla, direttamente o indirettamente)
potere di disposizione del bene (potere di cedere ad altri, in tutto o in parte, diritti sulla cosa)
solo entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi stabiliti dall'ordinamento
Proprietà caratterizzata da:
assolutezza (diritto di fare sulla cosa tutto ciò che si vuole)
esclusività (diritto di vietare ogni ingerenza di terzi)
(solo per beni di uso personale, per altri beni: limitazioni)
imprescrittibilità
perpetuità
elasticità
Proprietà espropriabile per
interesse generale
riserva di legge (presenza di una legge che lo consenta)
indennizzo (integrale risarcimento del danno subito)
Proprietà di beni culturali limiti a potere di godimento (non distruzione o danneggiamento)
limiti a potere di disposizione (obbligo di denuncia a Ministero)
Proprietà fondiaria in verticale usque at sideros usque at inferos
in orizzonale confini (facoltà di cintare, impedire accesso)
Rapporti di vicinato atti emulativi
atti con nessun altro scopo se non nuocere
requisito oggettivo: assenza di utilità per il proprietario
requisito soggettivo: intenzione di nuocere
NON rientra in atto emulativo il comportamento omissivo
immissioni
diritto di opporsi a attività di terzi che abbia a svolgersi sul proprio fondo
immissioni materiali
immissioni immateriali
se sotto soglia di normale tollerabilità
allora chi le subisce DEVE sopportarle
se sopra soglia di normale tollerabilità
ma giustificate da esigenze della produzione
allora diritto a indennizzo
se sopra soglia di normale tollerabilità
NON giustificate da esigenze della produzione
allora diritto a risarcimento del danno
inibizione prosecuzione
distanze
le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri tra loro (distanza talora maggiore)
diritto a comproprietà di muri contigui
luci e vedute
vedute consentono di
guardare sul fondo del vicino senza ausili meccanici
sporgere il capo su di esso
rispetto di distanze minime
proprietario fondo contiguo NON può chiuderle
luci sono aperture che
consentono passaggio di aria e luce
NON consentono vista o affaccio
necessitano inferiate, altezze e distanze minime
Modi di acquisto della proprietà
a titolo derivativo successione (eventuali vizi riverberati su successore)
contratto
successione per causa di morte
espropriazione per pubblica utilità
vendita forzata
confisca
a titolo originario (nascita di diritto nuovo)
occupazione
presa di possesso con intenzione di acquisizione in via permanente e definitiva di cose mobili non in proprietà di alcuno o abbandonate (es: pesci o immondizia)
immobili se vacanti sono di proprietà dello stato
invenzione
cose mobili smarrite restituite a sindaco, dopo un anno si acquisisce proprietà se legittimo proprietario rileva la cosa è tenuto a ricompensare il trovatore con premio proporzionale
tesoro
accessione
stabile incorporazione di beni di proprietari diversi
proprietario di cosa principale acquista proprietà di cose incorporate
di mobile a immobile
di immobile a immobile
alluvione
avulsione
di mobile a mobile
unione (unione di mobili di altri in tutto inseparabile ma NON cosa nuova – proprietà congiunta)
specificazione (cosa nuova con mobili di altri, proprietà – se superiore valore manodopera: dello specificatore)
usucapione
possesso in buona fede di beni mobili
Azioni a difesa della proprietà
rivendicazione
tutela di titolare diritto ma privo di possesso
implica azione di accertamento e eventuale condanna a restituzione
onere probatorio è dell'attore
azione imprescrittibile
mero accertamento
interesse a pronunzia giudiziale su diritto di proprietà di un certo bene
azione negatoria
concessa a proprietario di un bene al fine di ottenere accertamento di inesistenza di diritti reali vantati da altri su bene stesso
imprescrittibile
regolamento di confini
accertamento giudiziale dei confini tra due fondi contigui
apposizione di termini
certezza di confine: apposizione di segni lapidei

24/09/09

Informazioni sullo Scudo fiscale

Ho scritto sul blog di LostSpace un articolo riguardande lo scudo fiscale. Non tratta proprio della teoria che ci sta dietro, in quanto è una sorta di "Pro e Contro", "Giusto o Sbagliato", però vi consiglio ugualmente di leggerlo. All'interno ci sono comunque links e un video che spiegano veramente che cosa sia questo  "Scudo Fiscale".
In estrema sintesi, esso permette a chi possedeva illegalmente soldi all'estero (nei paradisi fiscali come vengono chiamati), di farli rientrare pagando una somma del 5%. E' inteso come una sorta di ultima spiaggia per rimettere in regola i propri soldi senza pagarne le conseguenze.

Per altre informazioni vi rimando qui

20/09/09

Paul Krugman, Nobel 2008 per l'economia, avverte: la crisi può tornare

Riporto questa intervista de "Ilsole24ore" al premio nobel per l'economia 2008 Paul Krugman sulla crisi economica e finanziaria e sul possibile pericolo che si possa ripresentare.

«Se prima le prospettive mondiali erano terribili, adesso sono "solo" deprimenti». Il premio Nobel 2008 per l'economia, Paul Krugman, liberal per eccellenza, tira un sospiro di sollievo, ma rimane molto preoccupato. «La temuta grande depressione non c'è stata e probabilmente oggi ci troviamo in una situazione di nuova crescita. Ma c'è una grande differenza tra lasciarsi una recessione alle spalle e avviare una vera ripresa. Gli interventi statali hanno evitato il peggio, hanno fermato la catastrofe, ma non sono ancora sufficienti a rilanciare l'economia».

Professor Krugman, è possibile che torni la recessione?
Ci sono buone possibilità, inferiori al 50%, ma ci sono. Questo perché la ripresa è fondamentalmente costruita sulle scorte supplementari e sulle giacenze e storicamente questo porta a una crescita molto lenta. Le misure di sostegno all'economia varate dai governi nei prossimi mesi si affievoliranno e temo che ci possa essere una recessione a W.

I deficit quindi hanno salvato il mondo?
Meno male che c'è stata una decisa espansione della spesa pubblica. Se i governi non avessero accettato di aumentare i deficit, saremmo tornati agli anni 30. Ma ora i leader mondiali devono fare di più.

Recentemente ha affermato che «se persino l'Italia può gestire rapporti debito-Pil superiori al 100%, anche noi americani dovremmo farcela».
In effetti utilizzo l'Italia, ma anche il Belgio, come recenti esempi di paesi in cui è possibile avere un alto livello di indebitamento, paragonabile a quello che può attendere gli Stati Uniti in futuro. Due esempi di paesi che nonostante il debito elevato, non sono falliti.

C'è il rischio che scoppi una nuova bolla?
Negli ultimi 25 anni siamo passati da una bolla all'altra e nel contempo abbiamo sempre proclamato un ritorno alla stabilizzazione. Ma in realtà si raggiungeva un'apparente stabilità sostituendo una bolla con un'altra. È difficile poter dire quale sarà la prossima, comunque temo che siamo in una situazione di vulnerabilità. La domanda da farsi è: ci sarà una riforma finanziaria sufficiente a evitare una new bubble?

Gli ultimi dati evidenziano una disoccupazione Usa in aumento al 9,7%. Quali sono le sue previsioni?
Temo che dobbiamo accettare ancora un lungo periodo di disoccupazione. Se osserviamo le recenti recessioni negli Stati Uniti, nei primi anni 90 e nel 2002, in entrambi i casi all'avvio della ripresa la situazione del mercato del lavoro è continuata a peggiorare per un altro anno e mezzo. La prospettiva adesso è che la disoccupazione continui a crescere fino al 2012.

Molti lavoratori perderanno anche l'assicurazione per le cure mediche. Da sempre lei è un forte sostenitore di una riforma della sanità Usa. Quanto è soddisfatto del piano presentato dal senatore Max Baucus?
Il nuovo piano è insufficiente. Se migliorato, forse, può diventare accettabile. L'approccio giusto, secondo me, è avere una maggiore erogazione dei servizi assicurativi-sanitari di tipo governativo. Ci vorranno anni, se non decenni, perché diventi possibile. Ma è anche vero che alcuni paesi europei, fra cui la Svizzera, hanno una copertura sanitaria universale con un sistema privato di assicurazioni. Questo è possibile con il giusto sistema di sussidi e regolamenti.

Come giudica le ultime decisioni americane di tassare le importazioni di tubi di acciaio e pneumatici dalla Cina? Si ritorna al protezionismo? Quanto è forte il rischio di un'escalation?
Penso che si sia trattato di misure assolutamente calibrate e ponderate, ci si è mossi all'interno di quanto stabilito in sede Wto nei rapporti con la Cina. Si tratta di protezioni safeguards che gli stati possono attivare per proteggere l'industria da fenomeni eccessivamente avversi per quanto riguarda le importazioni. D'altra parte il libero commercio puro non è mai esistito; ha sempre bisogno di cuscinetti per proteggere l'industria da shock eccessivi.

La Cina è il più grande creditore degli Stati Uniti. È lecito attendersi ritorsioni? Le ultime flessioni del dollaro sono state accompagnate da voci insistenti secondo cui Pechino intende diversificare gli investimenti in riserve valutarie, senza trascurare l'alternativa oro.
In questo gioco la Cina ha da perdere più di quanto possono perdere gli Stati Uniti. E la recente caduta del dollaro, in realtà, aiuta gli Usa. Questo può essere un problema per l'Europa e per il Giappone, ma aiuta le esportazioni statunitensi a essere più concorrenziali. Non vedo una minaccia.

Lei ha anche avanzato l'ipotesi che l'Europa abbia commesso un errore dieci anni fa nell'adottare l'euro, più che altro perché per reagire alle crisi è meglio avere una sola entità decisionale. Ma la più devastante decisione di lasciar fallire Lehman, è stata presa proprio da un'autorità finanziaria unica, quella americana?
È vero. Però è altrettanto vero che la crisi è stata profonda anche in Europa, quindi non è chiaro quanta differenza abbia fatto la decisione di lasciar cadere Lehman. L'Europa pur avendo dei punti di forza, ha un problema strutturale: avete un'unica valuta, però non c'è un'unica autorità finanziaria. Un'altra problematica è la bassa mobilità del mercato del lavoro. L'Eurozona, quindi, ha più problemi di quelli dell'area dollaro, che invece, ha funzionato bene a confronto.

Le responsabilità della crisi a suo giudizio sono da attribuire, in buona parte, all'ex presidente della Fed Alan Greenspan e alle sue politiche monetarie durante la presidenza Bush. Ma certe patologie del sistema - il degrado etico, i buchi nella rete dei controlli - erano già presenti negli anni di Clinton: le bancherotte Worldcom ed Enron insegnano. Mi perdoni, ma lei non era un consigliere di Enron?
No, facevo solo parte di un comitato consultivo dell'azienda. Ero stato chiamato come consulente per informarli sulla crisi finanziaria mondiale. Non avevo alcuna conoscenza di quello che avveniva nell'azienda.

Professore, per concludere, dove sta andando l'economia?
Ci sono stati cambiamenti nella giusta direzione e l'abbiamo visto negli Stati Uniti. Un cambiamento magari un po' troppo prudente, ma c'è motivo di sperare che continui. Siamo riusciti a venir fuori dagli orribili anni 30 più forti, con una migliore giustizia sociale. Voglio sperare che la stessa cosa si verifichi ora.

15/09/09

La finanza, parte 8: Le fonti di finanziamento aziendale: Leasing e Factoring

IL LEASING

Il leasing è un'operazione che l'impresa effettua al fine di ottenere un bene senza acquisirne (almeno in un primo momento) la proprietà, in quanto dispone di una locazione del bene stesso da un'altra impresa.
Il corrispetivo dell'operazione è rappresentata dai canoni di leasing che l'impresa locataria deve corrispondere all'impresa locatrice.
Le due forme di leasing più diffuse e pratiate sono:
  • Leasing operativo: è come descritto sopra con l'aggiunta di una serie di servizi accessori da parte dell'impresa locatrice. Non è possibile riscattare alla fine del contratto il bene, e il canone non viene determinato in base al costo del bene;
  • Leasing finanziario: questo tipo di leasing presenta caratteristich più complicate rispetto al leasing operativo. I soggetti che entrano in funzione sono di norma tre: impresa locataria, impresa costruttrice e/o venditrice del bene, società di leasing. La società di leasing acquista il bene dall'impresa produttrice/venditrice e poi lo affitta all'impresa locataria. Un'altra differenza è che c'è la possibilità di riscattare il bene al termine del contratto con una somma rapportata al valore iniziale del bene (di solito si aggira intorno al 9-10%). Il costo dell'operazione è determinato dal canone, che comprende: ammortamento, interesse e spese di gestione e il margine di utile. Particolari forme di leasing finanziario sono il lease-back (l'impresa vende alla società di leasing un bene e successivamente lo prende in locazione) e il lease-purchase (al termine del contratto l'impresa che ha preso in locazione un bene ne diviene automaticamente proprietaria a titolo non oneroso).


IL FACTORING

Il factoring consiste nel trasferimento di crediti commerciali dall'impresa ad una società specializzata (factor) che garantisce il buon fine della riscossione di essi assumendosi l'incarico.
L'oggetto del trasferimento consiste in: credi dommerciali, onere della gestione dei crediti, rischi di insolvenza della clientela.
Sostanzialmente è una forma di copertura dal rischio di non ottenere più i crediti concessi alla clientela.
Le due forme principali di factoring sono:
  • Factoring con pagamento dei crediti alal scadenza dei medesimi (il factor quindi prevalentemente gestisce i crediti)
  • Factoring con anticipazione dell'importo dei crediti al momento della cessione stessa dei crediti (esiste quindi anche un finanziamento all'impresa)
Il costo è rappresentato sia nel primo che nel secondo caso dalla commissione per i servizi resi dal factor; per quanto riguarda il secondo caso, anche dagli interessi commisurati all'importo totale dei crediti ceduti ed al periodo che intercorre fra la cessione e la scandenza contrattuale dei crediti medesimi.

13/09/09

Crisi Lehman: cosa ha inseganto a banche e banchieri

A un anno di distanza dal crack di Lehman Brothers (15/9/2008) è lecito e doveroso porsi questa domanda: il fallimento della casa di investimento ha "insegnato" qualcosa al sistema bancario e finanziario italiano e mondiale?
La risposta è probabilmente negativa per quanto riguarda gli eccessi legati alla remunerazioni del top management, problema ancora in gran parte insoluto se non in alcuni paesi, come l'Olanda, che ha indicato limiti ben precisi ai bonus pari a non oltre un anno di stipendio a partire dal 2010.
Altro punto tuttora critico per le banche rimane la difficoltà a erogare credito che spesso si basa solo su standard numerici prefissati anziché considerare anche le prospettive future dei richiedenti.
Il crollo della banca statunitense ha invece "insegnato" l'importanza della solidità patrimoniale, oggi sempre più al centro dell'attenzione dei governi e delle autorità di controllo.
Al prossimo G20 di Pittsburgh del 24/25 settembre saranno infatti proposte fra l'altro misure volte a favorire un ulteriore rafforzamento dei mezzi propri delle banche. Tuttavia non si tratterà di misure "indolori": il FMI ha calcolato che se il rapporto minimo mezzi propri/mezzi di terzi per le aziende di credito americane ed europee fosse fissato al 4%, dovrebbero essere effettuati aumenti di capitale per complessivi 875 miliardi di $, che salirebbero a 1.700 qualora il rapporto fosse fissato al 6%.
Questa stima riguarda prevalentemente gli istituti statunitensi che hanno sempre operato con un leverage elevato (e non a caso negli USA tuttora si verificano crack bancari, anche se di dimensioni relativamente piccole). In Europa si parla di una regolamentazione "Basilea 3" che prevederebbe un Equity Tier 1 al 7,9% entro il 2011 (più probabilmente a fine 2010).
Alcuni istituti di credito si stanno già dando da fare, ma le alternative non sono molte: aumenti di capitale (strada molto popolare in Spagna dove nei giorni scorsi BBVA e Banco Popular hanno emesso mix di azioni e prestiti obbligazionari convertibili per un ammontare complessivo di 2 miliardi), politiche molto restrittive sulla distribuzione di dividendi (sgradite però agli azionisti), oppure ricorso a strumenti quali i "Tremonti Bond" o altri di analoghe caratteristiche.
Il secondo istituto a fare ricorso ai "Tremonti Bond" in Italia sarà BPM (per un importo relativamente contenuto, 500 milioni), che però ricorrerà anche all'emissione di un prestito "convertendo" da complessivi 600 milioni finora sottoscritto per metà. Il punto critico dei "Tremonti Bond" è che, come noto, si tratta di strumenti costosi (tasso minimo 7,5%) e vincolanti per le banche: ad esempio BPM si è impegnata ad incrementare del 4% gli impieghi annui verso famiglie e imprese per tutta la durata del bond.
A questo punto la riapertura del mercato dei "corporate bond" ormai consolidata ha offerto un grosso aiuto (sebbene indiretto) anche agli istituti di credito.
Le banche hanno iniziato così a prendere in considerazione ai fini patrimoniali l'emissione di obbligazioni diverse dai "Tremonti Bond", e ad aprire le danze è stata Intesa Sanpaolo con un'emissione obbligazionaria subordinata Lower Tier II da 1,5 miliardi con scadenza decennale e tasso fisso del 5%. Intesa ha esplicitamente affermato che il bond "coglie l'opportunità offerta da condizioni di mercato favorevoli"; ed è a questo punto probabile che l'istituto non farà ricorso ai "Tremonti Bond" o ne emetterà in misura minore rispetto ai 4 miliardi annunciati nei mesi scorsi. Anche perché la banca ha da tempo in programma la cessione di asset quali Banca Fideuram e le attività di banca depositaria, e secondo indiscrezioni di stampa queste operazioni dovrebbero essere ormai vicine.
Oltre al mercato obbligazionario, purtroppo finora quasi totalmente riservato agli investitori istituzionali – solo nei prossimi mesi ENEL e forse Telecom Italia dovrebbero emettere bond per il mercato retail – una prima timida riapertura vi è stata per le IPO con il filing presentato da Yoox (società di retail via Internet per moda e design) a Consob e Borsa Italiana per l'ammissione al MTA, segmento STAR. Joint Global coordinator dell'operazione saranno Goldman Sachs e Mediobanca, ed è già noto che le azioni saranno in parte di nuova emissione e in parte poste in vendita dagli attuali soci. Una rondine non fa primavera, ma forse in questo caso potrà segnare l'uscita dal buio inverno iniziato col fallimento di Lehman Brothers.


Fonte

Tutto sulla crisi: il crack Lehman e il crollo della finanza un anno dopo

Volevo segnalare che sul sito de "Ilsole24ore" è disponibile tutto un dossier molto ben realizzato su quello che è stata la crisi, in occasione del primo anniversario del crollo della Lehman e delle banche e tutto ciò che ne ha conseguito e che continua ancora oggi ad essere attuale.
Lo potete trovare a questo indirizzo. Guardatelo perchè è veramente ben fatto.

12/09/09

Bot in crisi: -0,08%..e i risparmiatori perdono soldi

Il rendimento sotto zero: - 0,08%
ROMA
Il rendimento "lordo" del Bot trimestrali si è fermato a 0,386%. Ma una volta pagate le tasse e le commissioni bancarie non rimane nemmeno quel piccolo guadagno. E il rischio concreto è che il rendimento "lordo" si trasformi in perdita "netta". Una volta fatti i conti, considerando il prelievo fiscale del 12,5% e le commissioni applicate dalle banche, il guadagno si assottiglia fino a diventare negativo, scendendo a -0,08%. Sottozero. È il paradosso del rendimento dei Bot che, dopo le riduzioni previste negli ultimi due mesi, segna nuovi cali.

Chi ha sottoscritto i titoli trimestrali più che mettere a segno un piccolo guadagno - secondo i calcoli dei rendimenti netti fatti dall’Assiom, l’associazione degli operatori di mercato - potrebbe registrare una piccola perdita, con l’effetto di aver «prestato» soldi allo Stato per tre mesi aggiungendo anche una piccola posta di spese. L’asta che rischia di penalizzare i Bot-people ha assegnato Bot trimestrali ed annuali, con due nuovi minimi storici nei rendimenti lordi. I Bot a tre mesi hanno lasciato sul terreno poco più di un decimo di punto scendendo dallo 0,492% di metà luglio allo 0,386%, il valore più basso registrato da una emissione di titoli pubblici del Tesoro italiano. Record negativo anche per i Bot annuali. I titoli annuali, che ad agosto avevano appena rialzato la testa, perdono 0,210 punti, con un rendimento che passa dallo 0,951 ferragostano allo 0,741 di adesso. Ma il rendimento lordo non è il vero guadagno dell’investitore. Vanno considerate anche le tasse da pagare - il 12,5% - e le commissioni richieste dalle banche per effettuare l’operazione.

Il beneficio così si riduce, con la possibilità, che fino ad oggi era rimasta teorica, di trasformare il guadagno in perdita. È quel che è accaduto per i titoli trimestrali. Il calcolo del guadagno effettivo, calcolato dall’Assiom, parte dal rendimento dello 0,386 unito al prezzo di aggiudicazione di poco sotto alla pari (a 99,9): applicando la ritenuta fiscale del 12,5% il rendimento scende a 0,32%. Se a questo si tolgono anche le commissioni massime possibili si cala ancora a -0,08%. In pratica si paga per investire. Per un impegno di 10.000 euro, l’ipotetico guadagno lordo annuo è di 38,2 euro e si trasforma al netto in una maggiore spesa (o perdita) di 8 euro l’anno. Non scendono sotto zero, ma certo garantiscono un ritorno quasi nullo i titoli annuali. Se si applica il prelievo fiscale al rendimento lordo di 0,741% e si considera il prezzo di aggiudicazione di 99,254, il risultato netto si ferma allo 0,65%. Tolte le commissioni bancarie si scende ancora allo 0,35%, ma si rimane comunque sopra lo zero. Per 10.000 euro investiti c’è un «ritorno» lordo di 74,1 euro che si riduce ad un netto di 35 euro.
Fonte

La finanza, parte 7: Le fonti di finanziamento aziendale: I finanziamenti ottenuti da istituti di credito

I vari tipi di finaniamenti correnti che le imprese ottengono dalle banche di credito ordinario sono:
  • Prestito cambiario: consiste nello sconto di cambiali (sotto forma di pagherò) emesse dall'impresa direttamente alla banca finanziatrice. Il costo dell'operazione consiste nello sconto commisurato all'importo nominale del titolo e il tempo fra la data dell'ottenimento del finanziamento e la sua scadenza, dal bollo della cambiale e dalle altre competenze bancarie;
  • Sconto di cambiali commerciali: consiste nella cessione di crediti non ancora scaduti alla banca avendi forma cambiaria e derivanti da operazioni di natura commerciale. Il costo dell'operazione è caratterizzato dallo sonto applicato dalla banca, dalla commissione d'incasso e da provvigioni ed altre competenze bancarie;
  • Riporto di banca o riporto finanziario: consiste nel fatto che l'impresa cede dei titoli ad una banca e si impegna in un momento successivo a riacquistarli ad un prezzo maggiorato degli interessi. Il costo dell'operazione è caratterizzato dagli interessi, dal fissato bollato (bollo sul documento che attesta i passaggi di proprietà dei titoli) e da altre competenze bancarie;
  • Apertura di credito in conto corrente per elasticità di cassa: contratto con il quale un istituto di credito mette a disposizione dell'impresa una data somma per un certo periodo di tempo oppure a tempo indeterminato. Il costo dell'operazione è caratterizzato dallo scoperto di conto (interesse commisurato all'effettivo utilizzo), dalla commissione di massimo scoperto e dalle altre competenza bancarie relative alla gestione del conto;
  • Anticipazione in conto corrente e a scadenza fissa: in conto corrente è molto simile all'apertura di credito in conto corrente per elasticità di cassa, con la differenza che qui anzichè essere assistita da garanzie personali esse devono essere reali (come il pegno); a scadenza fissa è più complicata: l'impresa dà in pegno determinati valori, la banca ne determina il valore ed eroga l'anticipo, l'impresa lo riceve e garantisce l'impegno a rimborsarlo alla scadenza dell'operazione (maggiorato dagli interessi), e infine la banca riconsegna i beni all'impresa; il costo è determinato dall'interesse e da altre competenze bancarie;
  • Prestiti di firma: consistono non in emissioni di denato ma sono volti a garantire gli impegni dell'impresa presi nei confronti di terzi, in varie forme. Le più diffuse sono: Fidejussione (impegno verso il creditore assunto da un terzo di soddisfare una determinata obbligazione pecuniaria nel caso in cui l'impresa non vi facesse fronte), Avallo (apposizione da parte di un terzo della propria firma di garanzia su di una cambiale in cui l'impresa è l'obbligato principale oppure un obbligato in via di regresso), Accettazione (apposizione da parte della banca della propria firma di accettazione su di una tratta spiccata su di essa). Il costo è rappresentato dalle varie competeze bancarie.

10/09/09

La finanza, parte 6:Le fonti di finanziamento aziendale: Finanziamenti ottenuti da fornitori di fattori produttivi specifici

Questa particolare forma di finanziamento, chiamata anche "Debiti di fornitura", è caratterizzata dal fatto che l'oggetto del finanziamento non sia un credito, ma uno scambio di prodotti e/o servizi (materie prime, macchinari etc etc).

Il costo del credito di fornitura è conglobato nel prezzo d'acqusito delle merci ed è calcolato tenendo conto:
  • Degli sconti effettuati sul prezzo nel caso di un pagamento anticipato rispetto alla data di scadenza;
  • Del periodo di dilazione di cui si potrebbe usufruire nel caso in cui si rinuncino agli sconti.


La finanza, parte 5: Le fonti di finanziamento aziendale: I debiti correnti (introduzione)

I debiti correnti dell'impresa sono tipicamente rappresentati da:
  1. Debiti a breve ciclo di utilizzo: hanno una scadenza indeterminata ma vengono utilizzati per un breve periodo a seconda delle variabilità dei corrispondenti fabbisogni che costituiscono un'ideale copertura (aperture di credito in conto corrente per elasticità di cassa ad esempio);
  2. debiti a breve termine o a breve ciclo di estinzione: hanno una scadenza determinata e devono essere rimborsati prima di quella data.

Le due teniche più diffuse del finanziamento corrente sono: i finanziamenti ottenuti da istituti di credito e finanziamenti ottenuti da fornitori di fattori produttivi specifici.

08/09/09

La finanza, parte 4:Le fonti di finanziamento aziendale: I debiti a media e lunga distanza (obbligazioni, mutui, TFR)

I debiti a media e lunga distanza (o scadenza) rappresentano quei mezzi finanziari per cui il rimborso risulta essere differito e posticipato ad esercizi successivi.

Le forme più utilizzate sono:
  1. Prestiti obbligazionari (obbligazioni)
  2. Mutui
  3. Debiti verso i dipendenti per trattamentto di fine rapporto (TFR)

PRESTITI OBBLIGAZIONARI

Tipiche delle società quotate in borsa (spa), le obbligazioni sono dei titoli che rappresentano quote di un debito dell'impresa, sulle quali essa si impegna a corrispondere un interesse.
Non possono essere emesse per un importo superiore al capitale sociale versato ed esistente all'atto dell'emissione tranne se:
  • Sono garantite da ipoteca su immobili di proprietà sociale, sino a due terzi del valore di questi;
  • L'eccedenza è garantita da titoli nominativi o garantiti dallo stato con scadenza non anteriore a quella delle obbligazioni;
  • In seguito ad una particolare concessione governativa poichè potrebbero interessare l'economia nazionale.
I principali tipi di obbligazioni emessi sono:
  1. Obbligazioni ordinarie: consistono nel pagamento di un interesse fisso semestrale porticipato e il rimborso in contanti al momento dell'estrazione;
  2. Obbligazioni indicizzate: come le ordinarie, la differenza però è che tengono conto dell'inflazione cercando di limitare gli svantaggi dell'obbligazionista in periodi di forti inflazioni attraverso il rendimento dell'obbligazione (l'interesse corrisposto è ancorato a parametri prefissati come ad esempio rendimenti dei buoni ordinari del tesoro emessi dallo stato) oppure il valore di rimborso (la società si impegna a restituire un valore superiore rispetto al valore nominale dell'obbligazione)
  3. Obbligazioni convertibili: prevedono due modalità di rimborso: in contanti come le obbligazioni ordinarie; sostituite parzialmente o totalmente da azioni della società emittente (convertibilità diretta) o con azioni di altre società (convertibilità indiretta)


MUTUI

Il mutuo è uan caratteristica forma di fianziamento a medio e lungo termine che le imprese negoziano con istituti di credito specializzati.

L'operazione di finanziamento per il mutuo è caratterizzato da due momenti:
  1. Ottenimento del mutuo: in seguito ad un'indagine preliminare che l'istituto mutuante effettua nei confronti dell'azienda (se questa da esito positivo) esso imposta una pratica di finanziamento (chiedendo magari ulteriori condizioni come ipoteca, presenza di un membro dell'istituto nel consiglio di amministrazione etc etc)
  2. Pagamento degli interessi e rimboso del capitale ottenuto: di solito per le imprese avvengono in un momento solo, in rapporto ad un determinato piano di ammortamento pluriennale. Le rate corrisposte comprendono gli interessi relativi al mutuo e una quota di rimborso di capitale che può essere a quote decrescenti (per ogni quota che è a prezzo fisso si pagano interessi man mano più bassi sul debito residuo) oppure a quote costanti (si pagano quote più alte e interessi man mano più bassi sul debito residuo.

TFR

Il TFR (trattamento di fine rapporto) dei dipendenti è una particolare forma a medio-lungo termine di indebitamento dell'impresa, maturato durante tutta l'attività lavorativa del dipendente e che verrà corrisposto alla fine dell'attività lavorativa stessa.

L'entità del debito è commisurato attraverso i seguenti elementi:

  • Valore medio retributivo mensile che si ottiene, anno per anno, sommando tutte le retribuzioni corrisposte al lavoratore e dividendole per 13,5;
  • Rivalutazione, al 31 dicembre di ciascun anno, del TFR precedente sulla base di un coefficiente di rivalutazione (che rappresenta poi il costo di questa forma di finanziamento) che si ottiene sommando due tipi di tassi percentuali: il primo è il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT del costo della vita per operai ed impiegati; il secondo è u ntasso fisso pari all'1,5%

Classifica competitività: Svizzera domina al primo posto, Italia solo 42esima

Svizzera prima. Italia solo 48esima, superata pure dalla Tunisia. Nella classifica del World Economic Forum, basata su 9 indicatori suddivisi in sub-indici, l'Italia rispetto al 2008 migliora solo sulla Lituania, è superata anche dalla Polonia e resta lontanissima dai maggiori concorrenti europei (Germania settima, Gran Bretagna 13esima e Francia 16esima) e a debita distanza anche dalla Spagna (33esima), per non accennare ai Paesi scandinavi (Svezia quarta, Danimarca quinta e Finlandia sesta). Se non altro non perde posizioni come negli ultimi anni e continua a distinguersi in alcune aree complesse come la 'Business Sophistication' (20esimo posto), cioè la capacità espressa dal sistema delle imprese.

I punti di forza dell'Italia sono le dimensioni del mercato (nono posto) e lo sviluppo dei distretti (terzo).

E' sul fronte delle istituzioni (92esimo posto complessivo) che si accumulano i 'voti' peggiori per la Penisola: è agli ultimi posti per la fiducia pubblica nei politici (107esima), spreco del denaro pubblico (121esima), efficienza del sistema legale (128esima), trasparenza delle decisioni politiche (109esima), protezione degli interessi dei soci di minoranza (124esima), efficacia dei cda (121esima).

Lo stato delle finanze pubbliche incide pesantemente sul capitolo della stabilità macro-economica (102esima posizione complessiva), mentre le infrastrutture si aggiudicano il 59esimo posto, grazie alle linee telefoniche (34esimo) e nonostante la (scarsa) qualità degli aeroporti (85esimo).

Sanità e istruzione primaria (26esima posizione) sono una boccata d'ossigeno, ma grazie soprattutto alla longevità, mentre la spesa per l'istruzione (65esimo posto) frena la performance. La qualità dell'istruzione secondaria arranca (87esimo posto), come pure la formazione del personale (118esimo).

Le innumerevoli note dolenti dal mercato del lavoro vengono dal basso livello di collaborazione nelle relazioni tra dipendenti e datori di lavoro (123esimo posto), dalla scarsa flessibilità nella contrattazione salariale (126esimo), dalle difficoltà nelle pratiche di assunzione e licenziamento (128esimo) e dal binomio salari e produttività (124esimo), così come dalla scarsa partecipazione delle donne (90esimo posto) e dal brain drain (91esimo).

Le preoccupazioni degli imprenditori sul credito trovano riscontro nella 98esima posizione per l'accesso ai prestiti e nella 104esima per la disponibilità di venture capital.

Il Wef - che ha sede a Ginevra e nella Confederazione organizza il summit di Davos - assegna alla Svizzera il titolo di Paese più competitivo del mondo, grazie alla "relativa stabilità" della sua performance durante la crisi. Tra le eccellenze elvetiche la capacità di innovazione, la cultura di impresa, l'efficienza e la trasparenza delle istituzioni pubbliche, le infrastrutture e l'ottimo funzionamento del mercato del lavoro.

Dopo molti anni al top, gli Usa hanno invece perso lo scettro della competitività risentendo della minore stabilità macro-economica (93 posto dal 66esimo del 2008), legata agli squilibri dei conti pubblici esacerbati dagli interventi anti-crisi. Ma gli States hanno perso molte posizioni anche nella 'sofistificazione dei mercati finanziarì (al 20esimo posto dal nono), con una 39esima posizione (dalla 20esima) per gli standard di contabilità e revisione. Una discesa "non inattesa", quest'ultima "nel contesto delle recenti turbolenze e degli scandali finanziari", commenta il Wef. Il crollo di Lehman Brothers e il caso Madoff hanno colpito anche qui.


Fonte

Potete trovare il rapporto completo originale del World Economic Forum a questo indirizzo (in inglese)

06/09/09

La finanza, parte 3:Le fonti di finanziamento aziendale: Il capitale a pieno rischio (azioni, riserve di utili)

Il capitale a pieno rischio di un'impresa può derivare da apporti di soci, riserve di utili o da altre risorse.
Per quanto diguarda il capitale a pieno rischio apportato da soci ci si riferisce dai differenti titoli a seconda della forma giuridica dell'impresa. Nel caso di imprese avente la forma di società per azioni (SPA) i titoli sono rappresentati dalle azioni che danno diritti di partecipazione e diritto di voto nell''assemblea degli azionisti, ai dividendi e ad una quota proporzionale del capitale residuo di liquidazione.
L'ordinamento giuridico italiano prevede diverse categorie di azioni con le seguenti caratteristiche:
  • Azioni ordinarie: devono essere di eguale valore e conferire eguali diritti ai loro possessori; non possono essere emesse ad un valore inferiore al loro valore nominale
  • Azioni privilegiate: stabiliscono una priorità nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale in caso di liquidazione della società; esse poi danno il voto solo nelle assemblee straordinarie e non devono superare la metà del capitale sociale. Queste azioni vengono emesse per incrementare i mezzi acquisiti dall'impresa con il vincolo del capitale a pieno rischio mantenendo equilibrati gli equilibri di potere all'interno dell'assemblea ordinaria degli azionisti.
  • Azioni di risparmio: molto simili alle azioni privilegiate, ma possono essere emesse solo dalle società quotate in borsa; hanno due privilegi: 1) rispetto alla ripartizione degli utili fino alla concorremza del 5% del valore nominale medesimo; 2) l'utile deve essere distribuito in modo che le azioni di risparimo ottengano un dividendo complessivo maggiorato del 2% rispetto alle azioni ordinarie.
L'emissione delle azioni può avvenire in fase di costruzione di una società oppure in occasione di aumenti di capitale (come successo ad Enel a giugno).


Il capitale a pieno rischio può derivare anche dalle riserve di utili: esse rappresentano le quote di utili che l'impresa nei vari esercizi ha accantonato sotto varie denominazioni (avanzo utili, riserva legale etc etc). L'ammontare dei dividendi deve esmprimere per gli azionisti un tasso di rendimento soddisfacente degli apporti effettuati.

Per concludere, l'impresa è un soggetto passivo d'imposta ed è tenuta al pagamento di impostein base al reddetio d'esercizio; tali imposte sono:
  • I.R.Pe.F. (imposta sul reddito delle persone fisiche) che è progressima e si applica alle imprese imdividuali e ai soci delle società di persone;
  • I.R.Pe.G. (imposta sul reddito delle persone giuridiche) che si applica alle società capitali nella misura del 37% del reddito fiscale;
  • I.L.O.R. (Imposta locale sul reddito) che si applica a tutte le imprese nella misura del 16.2% del reddito fiscale.



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